Conto alla rovescia per il Memoriale alle vittime dell’Olocausto a Londra. I progetti in lizza

Dieci studi di architettura di lusso concorrono per la realizzazione del Memoriale alle vittime dell’Olocausto e del learning center annesso. Le costruzioni sorgeranno a Londra presso Victoria Tower Gardens, sul lato nord del Tamigi e al confine con il Palazzo di Westminster. Ecco tutti i progetti che hanno coinvolto artisti visivi, in attesa dell’imminente annuncio del vincitore.

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Conto alla rovescia per il Memoriale alle vittime dell’Olocausto a Londra. I progetti in lizza

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Il “Ritratto di Papa Leone X de’ Medici” di Raffaello sarà restaurato dall’Opificio delle Pietre Dure

Il “Ritratto di Papa Leone X de’ Medici” di Raffaello sarà restaurato dall'Opificio delle Pietre Dure

Presentati i risultati delle prime indagini scientifiche e le ipotesi di intervento su uno fra i più celebrati capolavori del Rinascimento, conservato agli Uffizi di Firenze

FIRENZE –  Il Ritratto di Papa Leone X de’ Medici, capolavoro di Raffaello Sanzio, verrà restaurato dall’Opificio delle Pietre Dure. Il 17 ottobre è stato presentato infatti il progetto del restauro e i risultati delle prime indagini scientifiche sull’opera. 

Dopo l’esposizione alla mostra “Il Museo Universale. Dal sogno di Napoleone a Canova”, presso le Scuderie del Quirinale, del novembre 2016, l’Opificio, che aveva già all’epoca segnalato la necessità dell’opera di essere sottoposta ad approfondimenti diagnostici e di restauro, ha ufficialmente ricevuto in carico l’opera dalle Gallerie degli Uffizi.

Le indagini diagnostiche e il restauro 

Dopo un primo set di indagini diagnostiche non invasive (radiografia X, riflettografia Multi-NIR a 32 lunghezze d’onda, campagna fotografica multispettrale), è stato deciso congiuntamente, tra le due istituzioni, GDU e OPD, di procedere al restauro dell’opera.

Questo sarà effettuato da Oriana Sartiani, per la pellicola pittorica, coadiuvata da Roberto Bellucci per le indagini diagnostiche. Alla risoluzione dei problemi di tensione lignea del supporto lavorerà Andrea Santacesaria, con la collaborazione di Ciro Castelli.

Successivamente verranno effettuate indagini non invasive sui pigmenti (in particolare Fluorescenza X a punti e di area, con la collaborazione dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare di Firenze); solo se necessario, si effettueranno stratigrafie mirate all’approfondimento di specifici problemi legati agli strati preparatori, a cura del Laboratorio Scientifico dell’OPD.

Saranno inoltre effettuate la scansione digitale e l’analisi 2D e 3D per acquisire modelli e immagini scientifiche utili alla documentazione oggettiva e di alta qualità delle fasi del restauro. 

Dalle prime indagini, si legge nella scheda tecnica, diffusa da una nota degli Uffizi: “Gli strati pittorici nel loro insieme, non presentano problemi conservativi la preparazione è ben adesa al supporto e il colore alla preparazione. Sono però presenti rimarcature da sollevamenti e contrazioni lungo le giunzioni delle assi e, soprattutto, in alcune zone, si rilevano dei sollevamenti di colore la cui natura pare non dipendere dai movimenti del supporto”

Per quanto riguarda l’aspetto generale dell’opera, – continua la nota – “questo risulta offuscato dall’alterazione della vernice, risalente all’ultimo intervento di restauro. Si perdono le modulazioni fra ombre e luci e i rilievi determinati da queste, si appiattiscono. Questo risulta particolarmente evidente nelle aree di massima luce del dipinto e in corrispondenza a tutti i virtuosismi di mimesi dei materiali già descritti da Vasari, che, innegabilmente, adesso sono difficilmente percepibili se non in una declinazione disegnativa”.

Il capolavoro di Raffaello

L’opera di Raffaello è un dipinto di rara bellezza, per i colori, per la capacità mimetica, sia dei tessuti che degli altri materiali presenti nell’opera, non ultimi gli incarnati, sulla cui resa materica Giorgio Vasari nelle sue Vite si è dilungato con meritata enfasi. Così descriveva il dipinto Vasari: “Fece in Roma un quadro di buona grandezza, nel quale ritrasse papa Leone, il cardinale Giulio de’ Medici e il cardinale de’ Rossi, nel quale si veggono non finte ma di rilievo tonde le figure: quivi è il veluto che ha il pelo, il domasco adosso a quel Papa che suona e lustra, le pelli della fodera morbide e vive, e gli ori e le sete contrafatti sì che non colori, ma oro e seta paiono; vi è un libro di cartapecora miniato, che più vivo si mostra che la vivacità, e un campanello d’argento lavorato, che non si può dire quanto è bello. Ma fra l’altre cose vi è una palla della seggiola brunita e d’oro, nella quale a guisa di specchio si ribattono, tanta è la sua chiarezza, i lumi de le finestre, le spalle del Papa et il rigirare delle stanze: e sono tutte queste cose condotte con tanta diligenza, che credasi pure e sicuramente che maestro nessuno di questo meglio non faccia né abbia a fare. La quale opera fu cagione che il Papa di premio grande lo rimunerò; e questo quadro si trova ancora in Fiorenza nella guardaroba del Duca”.  

Il commento del Direttore delle Gallerie degli Uffizi e del Soprintendente dell’Opificio 

Il Direttore delle Gallerie degli Uffizi, Eike Schmidt, soddisfatto ha dichiarato: “Nell’ambito della collaborazione tra le Gallerie degli Uffizi e l’Opificio delle Pietre Dure, e sulle orme del successo universale del restauro dell’Adorazione dei Magi di Leonardo da Vinci, ritornato al Museo nel marzo scorso, è ora il turno di un altro capolavoro. Per il ritratto di Leone X di Raffaello che verrà sottoposto ad una serie di analisi sofisticate e al restauro in previsione delle celebrazioni per il cinquecentenario della morte dell’artista nel 2020, non si può immaginare un’équipe più eccellente”. 

Una reciprocità di visione confermata dal Soprintendente dell’importante centro di eccellenza fiorentino, Marco Ciatti: “L’Opificio delle Pietre Dure è lieto di poter proseguire nella collaborazione con gli Uffizi affrontando i problemi conservativi del Leone X. Ciò consentirà di conseguire, oltre al risanamento della materia, anche un ampliamento delle conoscenze sull’opera. Il progetto potrà avvalersi infatti del confronto con i dati tecnici derivanti dai numerosi restauri e studi su questo artista compiuti dal laboratorio a partire dalle dieci opere trattate per la mostra ” Raffaello a Firenze” del 1984, seguite poi dai restauri alla Madonna del Baldacchino (1991), alla Madonna del Cardellino (2008), alla Muta (20015) e alla Madonna dell’Impannata, attualmente in mostra all’Albertina di Vienna, dopo l’intervento appena concluso.”

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Vivian Maier e l’arte di sparire tra la folla. Storia di un’icona per caso

Si chiude un lungo tour espositivo, in Italia, che ha celebrato una nuova star della fotografia contemporanea. Il caso Vivian Maier conquista il grande pubblico e la critica: un talento emerso dal nulla, con una personalità sfuggente e una vita modesta. La bambinaia con la Rolleiflex al collo, che cercava un posto nel mondo.

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Tra paraventi e porte scorrevoli Firenze scopre il fascino del Rinascimento giapponese

Si apre agli Uffizi una grande mostra, la prima del suo genere in Europa, sull’arte giapponese corrispondente al periodo italiano dal primo Rinascimento agli inizi del Seicento: si tratta di paraventi pieghevoli e porte scorrevoli, molti dei quali Tesori Nazionali e Proprietà Culturali Importanti e provenienti da musei, templi e dall’Agenzia per gli Affari Culturali del Giappone. Le opere, su carta e perciò delicatissime, saranno esposte in tre rotazioni di 13 alla volta, al fine di garantirne la conservazione dall’esposizione alla luce.

Si tratta di una selezione di 39 grandi pitture di paesaggio e natura, molte delle quali difficili da vedere anche in Giappone perché non esposte al pubblico, nel classico formato del paravento pieghevole (byōbu) e delle porte scorrevoli (fusumae). Con questa rassegna si mette in scena il periodo d’oro della produzione artistica giapponese, tra l’epoca Muromachi e l’inizio dell’epoca Edo (XV – XVII secolo), in cui emergono ideali estetici tra loro opposti, e ancora oggi riconoscibili nel paese. Da una parte infatti abbiamo la pittura monocroma ed evocativa, fatta di vuoti interrotti da linee essenziali e veloci, legata alla filosofia zen e alla cultura cinese: non è un caso che questo tipo di bellezza severa abbia incontrato i gusti della classe guerriera a partire già dall’epoca Kamakura, (1185–1333), e che quello stile fosse utilizzato per decorare templi e residenze di samurai. Di segno opposto è la pittura più squisitamente giapponese, con fondi oro e campiture piatte di colore su cui si stagliano delicati elementi naturali: più esplicita e narrativa, essa era adatta a decorare grandi residenze aristocratiche e borghesi, castelli e palazzi. In mostra, paesaggi dalle  atmosfere rarefatte e simboliche – di sommi artisti quali Hasegawa Tōhaku, Kaihō Yūshō, Unkoku Tōgan – si confrontano con dipinti della tradizione Kanō, rappresentanti fiori e uccelli, le quattro stagioni, luoghi divenuti celebri grazie alla letteratura e alla poesia rappresentati con colori brillanti secondo le modalità dello yamatoe. Queste gioiose atmosfere, traboccanti gratitudine per le bellezze del creato, così come i caratteri zen riconducibili all’austerità, alla povertà, all’imperfezione, all’irregolarità di forme e materiali, esprimono una concezione della natura come specchio dell’animo umano. 

La bellezza e la mutevolezza dell’universo che ci circonda – espresse nelle dimensioni imponenti di uno o più spesso due paraventi, a due o sei ante, affiancati l’uno all’altro, o nei pannelli delle porte scorrevoli che dividevano le stanze – comunicano il profondo legame che lega il popolo giapponese alla natura. L’uomo ne diventa parte integrante, immergendosi nel paesaggio con l’attitudine panteistico shintoista che sta alla base di tutta la cultura letteraria e visiva del Giappone.

“Il Rinascimento Giapponese. La natura nei dipinti su paravento dal XV al XVII secolo”

Firenze, Uffizi

Fino al 7 Gennaio 2018

 

 

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Roma. Stadio delle Terme di Caracalla: performance di Renaud Auguste-Dormeuil

Roma. Stadio delle Terme di Caracalla: performance di Renaud Auguste-Dormeuil

Giovedì 19 ottobre dalle dalle ore 18.00 alle ore 21.00 a cura di Raffaele Gavarro con l’organizzazione di Atleticom e Arteealtro

ROMA –  I will keep a light burning è il titolo della performance itinerante dell’artista francese Renaud Auguste-Dormeuil, che ha inaugurato la XIV Biennale di Lione lo scorso 19 settembre, alla quale si potrà assistere giovedì 19 ottobre 2017, dalle ore 18.00 alle ore 21.00, presso lo Stadio delle Terme di Caracalla a Roma.

1000 candele, che andranno a formare la mappa delle stelle sul cielo di Roma del 19 ottobre, verranno collocate al centro dello stadio, ricordando simbolicamente il cielo romano delle Olimpiadi del 1960 quando l’atleta etiope Abebe Bikila conquistò l’oro nella maratona correndo scalzo tra le strade della Capitale.

La performance rappresenta il secondo momento della mostra personale di Renaud Auguste-Dormeuil, in corso al Macro Testaccio (14 ottobre-26 novembre 2017) a cura di Raffaele Gavarro.

In continuità con la mostra al Macro questa performance continua a riflettere sulla natura enigmatica e complessa del tempo. I will keep a light burning ci pone infatti di fronte alla sincrona doppiezza di un’idea del trascorrere del tempo che se da una parte deduciamo dalla nostra esperienza della realtà, dall’altra avvertiamo essere una condizione implicita alla realtà stessa.

Guardare la proiezione del cielo stellato come sarà tra cent’anni di fronte a noi, mentre il tempo della nostra vita non ci consentirà di vederlo davvero, comporta un singolare, ma non eccezionale, divario tra esperienza e conoscenza che solo l’arte può risaldare grazie all’immaginazione.

La performance rappresenta anche l’occasione per presentare ArtinSport|project, un progetto che nasce dall’integrazione delle diverse competenze dei suoi ideatori: una società di organizzazione di eventi sportivi, l‘Atleticom, Raffaele Gavarro, critico e curatore, e Elisabetta Giovagnoni, anima di Arteealtro, organizzatrice di eventi espositivi.

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Pisa. Convegno sulle grandi Cattedrali europee

Pisa. Convegno sulle grandi Cattedrali europee

Venerdì 20 e sabato 21 ottobre. “Campanili e campane” è il tema di questa edizione 2017

PISA – Si svolgerà venerdì 20 e sabato 21 ottobre il Convegno internazionale delle Cattedrali Europee. Ideato e organizzato dall’Opera della Primaziale Pisana, l’appuntamento giunge quest’anno alla VII edizione. L’idea di un convegno delle Cattedrali europee nasce infatti sette anni fa proprio nelle stanze dell’Opera della Primaziale Pisana, che dopo l’esperienza dell’Associazione delle Fabbricerie italiane, ha ritenuto opportuno allargare il tavolo di confronto alle organizzazioni che gestiscono i complessi monumentali più importanti d’Europa. I primi sei anni sono stati dedicati ognuno ad un tema preciso: gli aspetti gestionali, il tema della conservazione programmata, la conservazione delle vetrate, il patrimonio pittorico, il patrimonio scultoreo e, lo scorso anno, le nuove tecnologie. 

“Campanili e campane” è il tema di questa edizione 2017. Nella città di uno dei campanili più famosi al mondo, esperti di ogni parte d’Europa si confronteranno sulle problematiche di conservazione e restauro dei campanili e delle campane, con una particolare attenzione a quanto i recenti fatti sismici comportano per queste strutture e per la loro tutela. 

In particolare durante la seconda giornata si parlerà di problemi di salvaguardia strutturale di questi beni e, per la prima volta, offrirà crediti formativi per gli iscritti all’Ordine degli Architetti e degli Ingegneri. 

L’ingegner Nunziante Squeglia (Università degli Studi di Pisa) e il professor Camillo Nuti (Università degli Studi Roma Tre) racconteranno il caso della Torre di Pisa. Da anni costantemente monitorato, il campanile pisano offrirà la possibilità di valutare la risposta della struttura durante i recenti terremoti. L’ingegner Stefano Podestà dell’Università degli Studi di Genova porterà il caso degli interventi di restauro, consolidamento e miglioramento sismico del Duomo di Pienza. 

Saranno protagoniste del convegno le seguenti Cattedrali:  la Cattedrale di Santo Stefano di Vienna (Austria), la Cattedrale Notre-Dame di Strasburgo (Francia), la Cattedrale di Nostra Signora di Anversa (Olanda), il Duomo di Colonia, la Cattedrale di Friburgo in Brisgovia e il Duomo di Brandeburgo (Germania), la Cattedrale di Santa Maria di Vitoria e la Basilica della Sagrada Familia di Barcellona (Spagna) e la Cattedrale di San Bavone di Gent (Belgio). Tra gli italiani: il Duomo di Firenze, la Cattedrale di Todi, la Basilica di Venezia, il Duomo di Piacenza, la Cattedrale di Parma e la Cattedrale di Pisa. 

Prenderanno parte al convegno i rappresentanti degli istituti di restauro più importanti del territorio italiano: Gisella Capponi per l’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro di Roma e Marco Ciatti per l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze. Ospiti anche l’Associazione Dombaumeister E.V. (Capimastri delle fabbricerie) e la Cathedral Architects Association. Ospite anche la Federazione Nazionale Suonatori di Campane, nata per far conoscere e tutelare tutte le tradizioni locali inerenti il suono manuale delle Campane, spesso e in molti luoghi sostituito con campane elettrificate o con il suono registrato. 

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