Artissima 2017. La galleria Loevenbruck di Parigi vince il premio Sardi

Anna Daneri, Andrea Viliani, Dora Garcia, Eva Fabbris, Hervé Loevenbruck, Ilaria Bonacossa, Pinuccia Sardi, Jean Dupy, Francesco Manacorda, Lisa Parola | Photo: Perottino – Alfero – Bottallo - Formica

Il premio per l’Arte Back to the Future, riservato alla galleria con il progetto più interessante in termini di rilevanza storica e di presentazione dello stand, è stato assegnato alla galleria parigina per un progetto su Jean Dupuy

TORINO – La giura, composta da Eva Fabbris, storica dell’arte e curatrice presso la Fondazione Prada di Milano e per quattro anni coordinatrice di Back to the Future, Francesco Manacorda, direttore della V-A-C Foundation di Mosca e fondatore della sezione nel 2010, Andrea Viliani, direttore del MADRE di Napoli e Lisa Parola, curatrice presso la Fondazione Sardi per l’Arte di Torino, ha assegnato il premio alla galleria Loevenbruck con le seguenti motivazioni: “Il Premio Sardi per l’Arte Back to the Future va alla galleria Loevenbruck di Parigi per la presentazione della ricerca straordinaria e originale di Jean Dupuy, che ha investigato lo spazio pittorico attraverso l’uso del linguaggio, della musica e del colore con un’intelligenza e fluidità transdisciplinare fondamentali per il discorso artistico di oggi.”

Il vincitore si aggiudica un riconoscimento del valore di 5.000 Euro.

La commissione ha voluto riconoscere inoltre una menzione speciale alla galleria Eastward Prospectus di Bucarest, “per aver portato all’attenzione del pubblico di Artissima la forza e integrità del lavoro di Marilena Preda-Sânc, esposta per la prima volta fuori dalla Romania”.

Per l’edizione 2017, la sezione Back to the Future, si è concentrata sulla riscoperta di artisti attivi negli anni ’80 ed è curata da un board coordinato per la prima volta dalla curatrice indipendente Anna Daneri e composto da Zasha Colah, co-fondatrice di Clark House a Mumbai e co-curatrice della Pune Biennale 2017, Dora García, artista e professoressa presso la Oslo National Academy of Arts di Oslo e presso la HEAD di Ginevra e Chus Martinez, curatrice e direttrice del FHNW Art Institute di Basilea e membro dell’advisory board del Castello di Rivoli di Torino.

Per il grande pubblico, Back to the Future offre l’opportunità unica di scoprire importanti opere degli ultimi decenni e valutarne l’impatto sulle sperimentazioni attuali. Quest’anno hanno partecipato a Back to the Future 27 artisti attivi negli anni ’80, presentati da 29 gallerie (12 italiane, 17 straniere).

Nelle precedenti edizioni il premio è stato attribuito alla Galerie In Situ – Fabienne Leclerc (Parigi) per la rivisitazione della ricerca dell’artista Lars Fredrikson nel 2016, alle gallerie Ellen de Bruijne (Amsterdam) e Dan Gunn (Berlino) per il loro progetto sull’artista Michael Smith nel 2015, alla Galleria François Ghebaly (Los Angeles) per i lavori dell’artista Channa Horwitz nel 2014.

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Rai 5. Il Centre Pompidou

Le Centre Pompidou

Il regista Karim Aïnouz racconta la vita all’interno di questa istituzione culturale, nell’ultimo episodio della serie “Cattedrali della cultura”, in onda domenica 5 novembre alle 13.35 

Realizzato da Renzo Piano e Richard Rogers nel 1977, il Centre Pompidou è una promessa democratica e una giocosa utopia, che offre un’ampia offerta culturale a una vasta gamma di visitatori. Come un aeroporto che trabocca dell’eccitazione dei viaggiatori in partenza per i loro viaggi, il Centro pulsa del fremito dei visitatori in attesa di dirigersi alle gallerie d’arte, agli archivi e alle biblioteche, ai luoghi d’intrattenimento, ai cinema, al ristorante e alla piattaforma panoramica. L’episodio immagina un giorno della vita di questo punto di riferimento parigino, muovendosi lungo le gallerie di vetro delle sue scale mobili futuristiche, soffermandosi sui panorami di Parigi e sulle vaste collezioni d’arte moderna, ed esplorando le sue stanze segrete. Il Pompidou è come un’enorme calamita al centro della città e il film ne cattura il fascino che esercita sui diversi visitatori: locali e stranieri, nuovi e abituali.

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Teatro. Intervista a Dorothée Munyaneza

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