Shirin Neshat e le donne musulmane

Quando già era una star sulla scena internazionale dell’arte contemporanea per le sue foto di donne musulmane sensuali e armate,  Shirin Neshat vinse il leone d’argento al Festival di Venezia nel 2009 con il suo unico (fino ad ora) lungometraggio Women without Men.

L’artista e regista, che  è nata in Iran ma cresciuta in occidente,  ci parla in questa intervista in esclusiva per il nostro portale della sua fascinazione per le donne musulmane e le loro battaglie, spesso soggetti delle sue opere, che siano ritratti fotografici o video.

Si ringrazia la Barbara Gladstone Gallery per la collaborazione

 

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Urs Fischer a Firenze: rivoluzione contemporanea a piazza della Signoria

Urs Fischer a Firenze: rivoluzione contemporanea a piazza della Signoria

“In Florence” prevede l’esposizione di una grande scultura metallica alta 12 metri e di due statue in cera, che rappresentano il curatore Bonami e Fabrizio Moretti del BIAF, che si scioglieranno in un mese

FIRENZE – Ancora una volta Urs Fischer rischia di provocare e di lasciare interdetta l’intera Firenze, con il progetto espositivo che dal 22 settembre, diventerà protagonista nel cuore della città medicea, in quella piazza della Signoria centro nevralgico della vita cittadina antica e moderna. Una grande scultura, Big Clay #4, realizzata in metallo e alta circa 12 metri, campeggerà al centro della piazza mentre, mentre per completare il progetto, due statue in cera, che rappresentano il curatore Francesco Bonami e il Segretario Generale BIAF Biennale Internazionale d’Antiquariato di Firenze Fabrizio Moretti, si scioglieranno lentamente durante tutta la durata della mostra simboleggiando la finitezza umana e la durevolezza dell’arte. Lo scioglimento, secondo le previsioni, durerà circa un mese. 

A due anni di distanza, Piazza Signoria ospita nuovamente In Florence, un grande evento di arte contemporanea ideato da Fabrizio Moretti e Sergio Risaliti, promosso dal Comune di Firenze e organizzato in concomitanza con la Biennale Internazionale d’Antiquariato di Firenze, giunta alla sua XXX edizione. Dopo la celebre star Jeff Koons, ospite di Firenze nel 2015, il protagonista assoluto della seconda edizione di In Florence sarà la volta dello svizzero Urs Fischer, tra i grandi artisti del panorama mondiale. Il progetto – a cura di Francesco Bonami – consiste, come di rito, nella presentazione di un’opera monumentale all’interno di quello straordinario museo della scultura a cielo aperto che è Piazza Signoria, in un contrasto quantomeno provocante tra antico e contemporaneo. L’organizzazione dell’evento è seguita dall’Associazione Mus.e.

“Negli ultimi anni – commenta il Sindaco di Firenze, Dario Nardella, “ci siamo cimentati in mostre internazionali pensate per la nostra città dai grandi artisti del mondo, creando cortocircuiti ed esperienze dialettiche anche spiazzanti tra antico e contemporaneo, tra linguaggi e stili, tecniche e materiali, con l’intento di incuriosire e restituire un poco di vitalità allo sguardo, molte volte disabituato a scoprire il nuovo perfino nell’antico.  Dobbiamo sfidare i pregiudizi e le ideologie di comodo, godiamoci con stupore e sorpresa le opere di Urs Fischer, artista neo-rinascimentale. Una grande occasione per continuare con coraggio e determinazione nel percorso intrapreso due anni fa assieme alla Biennale Internazionale dell’Antiquariato. Siamo pronti ad accogliere l’energia poetica di questo straordinario artista, assieme alle emozioni e discussioni che le sue invenzioni provocheranno. Firenze ormai si è aperta al contemporaneo, è un laboratorio e non vuole ridursi a essere una bella vetrina, una città museificata. Vogliamo essere  protagonisti del presente per non ridurre l’aureo rinascimento a un fossile del passato”.

 “Guardiamo bene le opere di Urs Fischer” – è l’invito di Sergio Risaliti – “andiamo oltre il loro primo impatto clamoroso. Esistono nessi sottili e collegamenti con il passato più glorioso, con il familiare e il quotidiano, con i primi gesti artistici o infantili, con il senso dell’arte e quello della nostra effimera esistenza che le rende assolutamente struggenti e travolgenti ad un tempo. Fischer è uno svizzero visionario, romantico, ironico, colto e popolare. Combina il monumentale con il ludico, il totemico con il  burlesco. Perfetto per quel teatro dell’arte e della politica che è Piazza Signoria.”

Felice dell’operazione il Segretario Generale BIAF, Fabrizio Moretti: “portare Fisher a Firenze per me è una grandissima soddisfazione: artista di cui ho amato sempre il lavoro per la spiccata genialità. Ricordiamoci che l’artista svizzero, è una delle poche star nel panorama dell’arte di oggi! Sono fortunato a collaborare con un Sindaco illuminato, che ama confrontarsi con il contemporaneo e quindi rischiare.”

 

Vademecum

IN FLORENCE 
URS FISCHER
 Piazza Signoria
22 Settembre 2017 – 21 gennaio 2018
Promossa dal Comune di Firenze
e Biennale Internazionale di Antiquariato di Firenze
Ideazione del progetto e direzione artistica
Fabrizio Moretti e Sergio Risaliti
Mostra a cura di Francesco Bonami
Organizzazione Mus.e

  

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“I colori del mio paesaggio interiore”

Delia Pizzuti racconta la sua mostra “Colore” inaugurata alla Società Geografica Italiana a Villa Celimontana

ROMA – Una mostra per un artista è sempre un evento importante e delicato. Esporre il proprio lavoro, del resto, è comunque esporre un po’ sé stessi, o quanto meno ciò che si è stati fino a quel momento. È uno svelarsi agli altri e questo, in un certo senso, rende fragili perché appunto esposti, ma anche forti, poiché si fa presente al mondo la propria volontà di affermare, attraverso le opere, il proprio esistere, la percezione che si ha del mondo e l’approccio con le cose esterne.

Ieri, presso la sede della Società Geografica Italiana, immersa nel meraviglioso parco di Villa Celimontana a Roma, è stata inaugurata “Colore”, mia personale di pittura. Oggi racconto ai lettori di ArteMagazine, l’evento e sulla genesi delle opere protagoniste.

“Colore” è un progetto sensibile all’insieme dei miei studi e interessi, nato per questo dalla sinergia tra geografia paesaggistica e pittura.

Ogni tela di “Colore” ha su di sé i segni del mio rapporto con il paesaggio, relazione sia privata che sociale, dal momento che lo stesso paesaggio è una costruzione culturale, così come lo è in parte la percezione che se ne ha.

Quest’ultima, infine, è fortemente legata al colore quale elemento disvelatore del paesaggio stesso.

Entrare con questi lavori nella Biblioteca della Società Geografica, esporre e inaugurare qui,  è qualcosa che sento particolarmente coerente con l’intero progetto e con il percorso che ne è a monte.  Percorso che è  stato compreso dal curatore della mostra Francesco Gallo Mazzeo e dall’Associazione Culturale MetaMorfosi, che ha patrocinato l’evento.

La mostra, parte del progetto così elaborato, è stata quindi accolta dalla Società Geografica.

L’inaugurazione è stata occasione, per diversi partecipanti, di conoscere per la prima volta la realtà della Società Geografica e dell’immenso sapere di cui è custode la Biblioteca, lo stesso che, insieme a quello artistico, ha dato vita ai lavori esposti.

Opere dove, il Presidente  di MetaMorfosi, Pietro Folena, discorrendo durante il vernissage, ha affermato di cogliere la peculiarità del concetto di mappa, unita a una dimensione quasi sacra relativa alle tele, evocative di antichi stendardi.

Ogni tela in effetti è stata pensata come testimonianza di un momento in divenire. Le opere sono intese come supporti di segni, tracce di un passaggio, di un esserci che si muove verso il gesto successivo, portando con sé  l’entità di ciò che è appena stato. Così, passo dopo passo, si compone un disegno identitario mai uguale, mutevole ma fedele al proprio essere. Figurazione di identità che è sempre collettiva e che, come tale, porta con sé la complessità del cammino umano, fatto di sogni, speranze e sapere, tanto forte e tanto importante da poter essere esso stesso sacro.

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“I colori del mio paesaggio interiore”

Delia Pizzuti racconta la sua mostra “Colore” inaugurata alla Società Geografica Italiana a Villa Celimontana

ROMA – Una mostra per un artista è sempre un evento importante e delicato. Esporre il proprio lavoro, del resto, è comunque esporre un po’ sé stessi, o quanto meno ciò che si è stati fino a quel momento. È uno svelarsi agli altri e questo, in un certo senso, rende fragili perché appunto esposti, ma anche forti, poiché si fa presente al mondo la propria volontà di affermare, attraverso le opere, il proprio esistere, la percezione che si ha del mondo e l’approccio con le cose esterne.

Ieri, presso la sede della Società Geografica Italiana, immersa nel meraviglioso parco di Villa Celimontana a Roma, è stata inaugurata “Colore”, mia personale di pittura. Oggi racconto ai lettori di ArteMagazine, l’evento e sulla genesi delle opere protagoniste.

“Colore” è un progetto sensibile all’insieme dei miei studi e interessi, nato per questo dalla sinergia tra geografia paesaggistica e pittura.

Ogni tela di “Colore” ha su di sé i segni del mio rapporto con il paesaggio, relazione sia privata che sociale, dal momento che lo stesso paesaggio è una costruzione culturale, così come lo è in parte la percezione che se ne ha.

Quest’ultima, infine, è fortemente legata al colore quale elemento disvelatore del paesaggio stesso.

Entrare con questi lavori nella Biblioteca della Società Geografica, esporre e inaugurare qui,  è qualcosa che sento particolarmente coerente con l’intero progetto e con il percorso che ne è a monte.  Percorso che è  stato compreso dal curatore della mostra Francesco Gallo Mazzeo e dall’Associazione Culturale MetaMorfosi, che ha patrocinato l’evento.

La mostra, parte del progetto così elaborato, è stata quindi accolta dalla Società Geografica.

L’inaugurazione è stata occasione, per diversi partecipanti, di conoscere per la prima volta la realtà della Società Geografica e dell’immenso sapere di cui è custode la Biblioteca, lo stesso che, insieme a quello artistico, ha dato vita ai lavori esposti.

Opere dove, il Presidente  di MetaMorfosi, Pietro Folena, discorrendo durante il vernissage, ha affermato di cogliere la peculiarità del concetto di mappa, unita a una dimensione quasi sacra relativa alle tele, evocative di antichi stendardi.

Ogni tela in effetti è stata pensata come testimonianza di un momento in divenire. Le opere sono intese come supporti di segni, tracce di un passaggio, di un esserci che si muove verso il gesto successivo, portando con sé  l’entità di ciò che è appena stato. Così, passo dopo passo, si compone un disegno identitario mai uguale, mutevole ma fedele al proprio essere. Figurazione di identità che è sempre collettiva e che, come tale, porta con sé la complessità del cammino umano, fatto di sogni, speranze e sapere, tanto forte e tanto importante da poter essere esso stesso sacro.

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Picasso, la sua Italia in cento opere

Picasso.

Anticipazioni: in arrivo alle Scuderie del Qurinale, “Pablo Picasso. Tra Cubismo e Neoclassicismo: 1915-1925” che, con l’esposizione di oltre cento opere, racconta le influenze che l’arte italiana esercitò sull’artista spagnolo grazie al suo viaggio nel Bel Paese

ROMA – Otto settimanein in compagnia di Cocteau e Stravinsky al seguito della compagnia dei Balletti Russi di Sergej Djaghilev, alla scoperta dell’arte italiana. E Picasso (1881-1973) non sarebbe mai più stato lo stesso.

Parte da quelle otto settimane in giro per l’italia “Pablo Picasso. Tra Cubismo e Neoclassicismo: 1915-1925”  alle Scuderie del Quirinale di Roma dal 22 settembre 2017 al 21 gennaio 2018, per raccontare una storia unica: quella delle influenze che la storia dell’arte antica, greca e romana ma anche etrusca, e poi il Rinascimento e, infine, la stessa Pompei, esercitarono sull’artista, e che caratterizzarono fortemente la sua successiva produzione. Arrivate dal Centre Pompidou di Parigi, dal Museum Berggruen di Berlino, dalla Fundació Museu Picasso di Barcellona, dal Guggenheim, dal Metropolitan Museum di New York e dalle Gallerie Nazionali d’Arte Antica di Roma, le cento opere in mostra.approfondiranno la produzione di Picasso subito dopo il viaggio Italia. 

Tra le opere più significative, selezionate dal curatore Olivier Berggruen, i grandi capolavori Ritratto di Olga in poltrona, Ritratto di i Paul, il loro figlio, vestito da Arlecchino; la natura morta Chitarra, bottiglia, frutta, piatto e bicchiere su tavola; Il Flauto di Pan e le Due donne che corrono sulla spiaggia. Straordinaria l’esposizione prevista del gigantesco sipario realizzato per il balletto Parade; una grandissima tela 10×16, di solito conservata al Centre Pompidou e giù esposta nel ’98 in una retrospettiva dedicata a Picasso da Palazzo Grassi a Venezia, che sarà eccezionalmente a Palazzo Barberini.

La mostra delle Scuderie rientra nel progetto Picasso-Mediterranée avviato nel 2015 dal Musée Picasso di Parigi e dal suo presidente Laurent Le Bon.

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Picasso, la sua Italia in cento opere

Picasso.

Anticipazioni: in arrivo alle Scuderie del Qurinale, “Pablo Picasso. Tra Cubismo e Neoclassicismo: 1915-1925” che, con l’esposizione di oltre cento opere, racconta le influenze che l’arte italiana esercitò sull’artista spagnolo grazie al suo viaggio nel Bel Paese

ROMA – Otto settimanein in compagnia di Cocteau e Stravinsky al seguito della compagnia dei Balletti Russi di Sergej Djaghilev, alla scoperta dell’arte italiana. E Picasso (1881-1973) non sarebbe mai più stato lo stesso.

Parte da quelle otto settimane in giro per l’italia “Pablo Picasso. Tra Cubismo e Neoclassicismo: 1915-1925”  alle Scuderie del Quirinale di Roma dal 22 settembre 2017 al 21 gennaio 2018, per raccontare una storia unica: quella delle influenze che la storia dell’arte antica, greca e romana ma anche etrusca, e poi il Rinascimento e, infine, la stessa Pompei, esercitarono sull’artista, e che caratterizzarono fortemente la sua successiva produzione. Arrivate dal Centre Pompidou di Parigi, dal Museum Berggruen di Berlino, dalla Fundació Museu Picasso di Barcellona, dal Guggenheim, dal Metropolitan Museum di New York e dalle Gallerie Nazionali d’Arte Antica di Roma, le cento opere in mostra.approfondiranno la produzione di Picasso subito dopo il viaggio Italia. 

Tra le opere più significative, selezionate dal curatore Olivier Berggruen, i grandi capolavori Ritratto di Olga in poltrona, Ritratto di i Paul, il loro figlio, vestito da Arlecchino; la natura morta Chitarra, bottiglia, frutta, piatto e bicchiere su tavola; Il Flauto di Pan e le Due donne che corrono sulla spiaggia. Straordinaria l’esposizione prevista del gigantesco sipario realizzato per il balletto Parade; una grandissima tela 10×16, di solito conservata al Centre Pompidou e giù esposta nel ’98 in una retrospettiva dedicata a Picasso da Palazzo Grassi a Venezia, che sarà eccezionalmente a Palazzo Barberini.

La mostra delle Scuderie rientra nel progetto Picasso-Mediterranée avviato nel 2015 dal Musée Picasso di Parigi e dal suo presidente Laurent Le Bon.

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Alla Fabbrica del vapore la terza edizione di Milano Scultura

Alla Fabbrica del vapore la terza edizione di Milano Scultura

Torna la fiera ad ingresso ratuto che mette la scultura al centro della scena: marmo, ceramiche e porcellane, fusioni in bronzo e altri metalli – fino alle installazioni multimediali, ai ready-made, alle evoluzioni della public art

MILANO – Ai nastri di partenza la terza edizione di MILANO SCULTURA, la prima fiera d’arte in Italia (a ingresso libero) che indaga in maniera esclusiva il linguaggio delle arti plastiche.  Nell’Ex Locale Cisterne della Fabbrica del Vapore, dal 17 al 19 novembre 2017, gli espositori, suddivisi tra gallerie, laboratori creativi, accademie e singoli artisti, questi ultimi raccolti nella sezione diffusa Proposte Milano Scultura, faranno il punto sulle arti plastiche declinate secondo linguaggi che spaziano da tecniche e materiali più tradizionali – marmo, ceramiche e porcellane, fusioni in bronzo e altri metalli – fino alle installazioni multimediali, ai ready-made, alle evoluzioni della public art.

Ilaria Centola, ideatrice e fondatrice della manifestazione, e la curatrice Valerio Dehò, già direttore di Kunst Meran/o Arte, continuano quindi il lavoro intrapreso negli scorsi anni. “Milano Scultura – afferma lo stesso Dehò – rinnova il suo appuntamento e vuole consolidarsi nel panorama nazionale per la sua peculiarità”.

Tra le novità di quest’anno, MILANO SCULTURA, che ha ricevuto il patrocinio del Comune di Milano, presenta una nuova location, lo Spazio Messina Due, che ospiterà le opere di grandi dimensioni e le installazioni della collettiva Towncode. Immaginario urbano nell’arte attuale, a cura di Valerio Dehò., che ruoterà attorno alla tematica della rappresentazione della città, intesa come reinvenzione totale.

Gli artisti presenti in mostra saranno scelti nel panorama internazionale e italiano, mettendo a confronto esperienze e linguaggi diversi e saranno selezionati da un pool di gallerie tra le più importanti del novero nazionale che già hanno dedicato al tema alcune mostre ed eventi.

MILANO SCULTURA arricchisce la propria offerta al pubblico con diversi progetti speciali che contribuiscono a dare conto delle nuove tendenze nazionali e internazionali nel campo delle arti plastiche.

Tra questi, si segnala quello di Flavio Pellegrini, dal titolo Nero, che proporrà una serie di sculture da parete nelle quali il colore nero, per le sue caratteristiche fisiche, assorbe tutta la luce visibile e restituisce una percezione priva di ogni sensazione cromatica.

Anche per il 2017, MILANO SCULTURA riproporrà la collaborazione con l’Accademia di Brera per una serie di iniziative che coinvolgerà gli allievi e i professori.

Tra queste, La materia della scultura è un evento col quale vuole evidenziare come gli studenti di Brera entrino in contatto, nel loro percorso didattico con diversi materiali, dai più classici ai meno convenzionali, e ne apprendano morfologie e tecniche. Quest’anno si è stato scelto di esporre opere in marmo, materiale tra i più tradizionali ma che tra le mani di questi giovani artisti si rinnova e si ripropone con diversi spunti interessanti.

MILANO SCULTURA celebrerà, in collaborazione con MAGMA, la figura di Liliana Nocera (1928-2014) Magma Cultural Association, a pochi mesi dalla scomparsa di Liliana Nocera, ha voluto rendere omaggio alla scultrice milanese, una delle figure femminili di rilievo della metà del Novecento. Allieva di Manzù e Messina, titolare dal 1963 della cattedra di scultura al Liceo Artistico di Brera, Liliana Nocera è ricordata anche per essere l’unica scultrice donna ad aver realizzato un’opera per del Duomo di Milano.

Vademecum

MILANO SCULTURA
Milano, Fabbrica del Vapore |  Ex Locale Cisterne e Spazio Messina Due (Via Procaccini 4)
17-19 novembre 2017
Orari: venerdì 18-22 sabato 12-20, domenica 12-20
Ingresso libero
Informazioni: info@stepartfair.com
www.stepartfair.com

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