Milano. Arriva l’Arte ribelle alla Galleria Gruppo Credito Valtellinese

Paolo Baratella, Vieni signora Felicità,1970, acrilico su tela, 100x100 Foto: Fabrizio Stipari

Inaugura l’11 ottobre la mostra sul Sessantotto con opere di Vincenzo Agnetti, Franco Angeli, Nanni Balestrini, Gianfranco Baruchello, Fabio Mauri, Mario Ceroli, Emilio Isgrò, Mario Schifano, Ugo La Pietra, Franco Vaccari, Gianni Pettena

MILANO – L’Arte ribelle approda a Milano, presso la Galleria Gruppo Credito Valtellinese. A partire dall’11 ottobre, a quasi cinquant’anni dalla data-simbolo del Sessantotto, infatti, una grande mostra si propone di indagare tutte quelle espressioni artistiche che in Italia si sono ispirate alla protesta politica e alle spinte libertarie che si sono sviluppate a partire dal 1965, con le prime contestazioni per la guerra del Vietnam, per proseguire poi almeno sino alla metà degli anni settanta. 

Arte ribelle. 1968-1978 Artisti e gruppi dal Sessantotto è questo il titolo emblematico dell’esposizione a cura di  Marco Meneguzzo, che presenta un gruppo ristretto di artisti, essenzialmente operanti tra Milano e Roma, mettendo a confronto linguaggi cosiddetti “alti” (pittura da un lato e arte “concettuale” e comportamentale dall’altro) e “bassi” (l’illustrazione di riviste e di fanzine, come “Re Nudo” e altre), che in quegli anni hanno cercato di costruire un vero e proprio linguaggio espressivo al contempo innovativo e accettato dalle grandi masse. 

Il progetto è stato accolto con entusiasmo dai due direttori della galleria di Corso Magenta, che hanno dichiarato: “Se la Francia ha celebrato la sua ‘Figuration Narrative’ con una mostra al Centre Pompidou (maggio 2008), ci pare opportuno che Milano – cuore della protesta studentesca e operaia italiana – faccia altrettanto con gli artisti e anche coi semplici illustratori, che furono testimoni attivi di quella stagione, e che costituirono un esempio importante, duraturo e linguisticamente non secondo a nessuno nell’Europa di quell’epoca”.

Tra i protagonisti in mostra si potranno ammirare artisti del calibro di Vincenzo Agnetti, Franco Angeli, Fernando De Filippi, Nanni Balestrini, Age, Paolo Baratella, Gianfranco Baruchello, Fabio Mauri, Mario Ceroli, Emilio Isgrò, Pablo Echaurren, Mario Schifano, Ugo La Pietra, Umberto Mariani, Franco Vaccari, Gianni Pettena, Gianni Emilio Simonetti, Giangiacomo Spadari, Franco Mazzucchelli. A questi si affiancano coloro che in quel periodo hanno operato nel campo dell’illustrazione, del muralismo e nelle diverse altre forme di comunicazione visiva, a comporre un affresco ragionato di uno dei momenti più magmaticamente creativi della cultura italiana del Novecento.

La mostra è accompagnata da un catalogo che comprende, oltre a un forte apparato iconografico,  un approfondito saggio del curatore, una serie di interviste inedite ai protagonisti e saggi dedicati a singoli aspetti del periodo. 

Vademecum

ARTE RIBELLE
1968-1978 Artisti e gruppi dal Sessantotto
Galleria Gruppo Credito Valtellinese
Corso Magenta n. 59 – Milano
12 ottobre – 9 dicembre 2017
Inaugurazione
mercoledì 11 ottobre ore 18.30
Galleria Gruppo Credito Valtellinese
Orari e ingressi
Galleria Gruppo Credito Valtellinese
da martedì a venerdì 13.30-19.30
sabato 15.00-19.00
chiuso domenica e lunedì, 1 novembre e 8 dicembre
INGRESSO LIBERO
Informazioni al pubblico
Galleria Gruppo Credito Valtellinese
galleriearte@creval.it – www.creval.it

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Pompei e i Social Media

E’ solo dal mese di aprile 2016 che Pompei, il sito archeologico più importante del mondo, che vanta un bacino di utenza da più di 3 milioni di visitatori annui, ha aperto un profilo sui Social Media Facebook, Twitter, Instagram e un canale Youtube.  La responsabile dei Social Media della Soprintendenza Pompeii, Lara Anniboletti racconta  come ha avviato la campagna e quali siano i risultati ottenuti fino ad ora.

Nei primi 6 mesi di vita, i social network di Pompei contano già decine di migliaia di seguaci: sono più di venti mila i fan su Facebook, più di tremila i follower su Twitter e Instagram.

La Soprintendenza Pompei è un Istituto del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo dotato di autonomia speciale ed esercita le sue competenze nell’ambito della tutela, della conservazione e della fruizione pubblica.

 

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Triennale di Milano. Nan Goldin: The Ballad of Sexual Dependency

 Nan Goldin, Trixie on the cot, New York City 1979. © Nan Goldin

Un lavoro intimo e personalissimo attraverso il quale l’artista abbraccia ogni momento della propria quotidianità e del proprio vissuto

MILANO – Dal 19 settembre al 26 novembre 2017 il Museo di Fotografia Contemporanea, presenta, presso il Palazzo della Triennale di Milano, The Ballad of Sexual Dependency della fotografa statunitense Nan Goldin. L’esposizione a cura di François Hébel propone una installazione costituita da una scenografia ad anfiteatro che accoglie il pubblico e consente la visione di un video che viene proiettato ogni ora.

L’opera consiste in un diario visivo autobiografico e universale sulla fragilità degli esseri umani, che racconta di vita, sesso, trasgressione, droga, amicizia, solitudine. Si tratta di work in progress avviato dall’artista agli inizi degli anni Ottanta e riconosciuto tra i capolavori della storia della fotografia.

Un lavoro intimo e personalissimo attraverso il quale l’artista abbraccia ogni momento della propria quotidianità e del proprio vissuto. Goldie fotografa se stessa e le travagliate vicende dei suoi compagni, nella downtown di Boston, New York, Londra, Berlino, tra gli anni ’70 e ’80.

Una fotografia istintiva quella di Goldin che, incurante della bella forma, va oltre l’apparenza, verso la profonda intensità delle situazioni, senza mediazione alcuna.
La coincidenza tra il percorso artistico e biografico ha permesso a Goldin di dare origine a un nuovo genere. Le sue immagini sono state studiate e imitate in tutto il mondo rimanendo un modello intatto fino a oggi.
L’esposizione è completata da materiali grafici e alcuni manifesti originali, utilizzati per le prime performance di Nan Goldin nei pub newyorkesi.
 
Vademecum

Nan Goldin. The Ballad of Sexual Dependency  
A cura di François Hébel
19 settembre – 26 novembre 2017
La Triennale di Milano
Martedì – Domenica | 10.30 – 20.30
 
 

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Firenze. Gallerie degli Uffizi per le famiglie

Firenze. Gallerie degli Uffizi per le famiglie

Giunge alla decima edizione l’iniziativa “Famiglie al Museo” il  ciclo di incontri rivolti a famiglie con bambini dai 7 ai 14 anni nei musei afferenti agli Uffizi

FIRENZE – Dal mese di settembre e fino ad aprile 2018 torna il progetto Famiglie al Museo, realizzato dal Dipartimento Scuola e Giovani delle Gallerie degli Uffizi, grazie al contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze.

Fino a questo momento l’iniziativa ha coinvolto circa 10mila persone tra bambini e adulti accompagnatori.
Saranno tanti i nuovi percorsi, insieme a quelli più richiesti come il tradizionale Natale agli Uffizi. L’obiettivo è quello di fare esperienza dei musei e scoprirne le collezioni attraverso chiavi di lettura pensate appositamente per i più piccoli ma che non mancano di affascinare anche i grandi.

Tra i nuovi percorsi una cospicua parte è dedicata ad alcune delle mostre temporanee attualmente in corso o in preparazione, per approfondire aspetti meno conosciuti delle collezioni o per esplorarle secondo nuove chiavi di lettura e infine creare dei confronti con le opere degli artisti contemporanei.

Previsti inoltre i percorsi della serie Un’opera a sorpresa: grandi e piccoli scopriranno solo all’ultimo minuto l’opera d’arte protagonista della visita al museo.

Vademecum

Per partecipare è necessario effettuare la prenotazione.
Queste dovranno pervenire preferibilmente via posta elettronica, all’indirizzo del Dipartimento, uffizigiovani@beniculturali.it
Le prenotazioni telefoniche verranno accolte nei giorni di lunedì e giovedì a partire dalle h. 10.00 fino alle 13.00
Per essere sempre aggiornati è possibile richiedere l’iscrizione alla mailing list “FAMIGLIE” scrivendo a uffizigiovani@beniculturali.it
Il programma completo degli appuntamenti è consultabile sul sito web www.uffizi.it, nella sezione “Scuola e Famiglie”

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Perino & Vele: «Noi, maestri d’arte per bambini»

Fabriano (Ancona). Alla fine della giornata insieme a un’ottantina di piccoli vivaci e curiosi sotto il tendone il duo d’arte Perino & Vele osserva appagato e divertito il frutto di ore passate insieme a raccontare, a triturare e impiastrare carta, acqua e colori, a vedere i bambini disporre su cassette della frutta la materia pastosa che hanno manipolato: sotto il tendone alla fabbrica Elica, a Fabriano, nelle Marche a ridosso dell’Appennino, ha preso forma come un puzzle su quelle cassette di legno un tenero zoo con sagome color prugna o verde pallido di orsi, panda, asini, leoni e rinoceronti. I piccoli si impiastricciano e ridono. «Guarda come mettiamo i colori», esclamano due bambini e una bambina al cronista di «Il Giornale dell’Arte» ignorandone poi domande certo troppo banali per distrarli dalla loro missione.È arte? tanti domanderanno. È una pratica per condividere il senso dell’arte, per allenare allo sguardo, alla creatività, a un pensiero proprio, può essere una risposta. Da anni la Fondazione Ermanno Casoli, braccio culturale e sociale dell’impresa fabrianese Elica di Francesco Casoli (figlio di Ermanno, quattromila addetti, 35mila cappe da cucina al giorno vendute in tutto il mondo), mette in atto questo tipo di esperienza chiamata E-Straordinario for Kids (cfr. «Il Giornale dell’Arte» n. 353, mag. ’15, p. 4) dove affida un laboratorio con artisti relativamente giovani ma con esperienza curato dal direttore artistico della Fondazione, il critico Marcello Smarrelli.Perino & Vele: «I ragazzi ci regalano uno sguardo nuovo»L’attività è stata avviata nel 2008; per l’edizione 2017 il duo di casa nell’avellinese conduce un workshop con 80 figli dei dipendenti, bambini dai 3 a 10 anni (anche se nel sito dicono dai 6 anni in su) seguiti dalle insegnanti. Indicando come tema la creazione di un archivio, «The Big Archive»,  Perino & Vele descrivono ai giovanissimi uditori come creare il loro materiale d’elezione, la cartapesta, sporcandosi le mani e gli abiti. E i piccoli ascoltano e seguono.Perino & Vele, che parteciparono alla Biennale-spartiacque del 1999 curata dall’ineguagliabile Harald Szeeman, ai piccoli parlano con semplicità, senza frapporre distanze. «Facciamo laboratori per bambini e ragazzi, non più di uno l’anno perché richiedono molto impegno e preparazione, racconta il duo dove la parola dell’uno corrisponde a quella dell’altro. Siamo già stati in una classe elementare nel quartiere di Scampia a Napoli, con una scuola alla Galleria Civica di Trento, con il liceo artistico di Benevento. Perché? Oltre al piacere, i ragazzi ci portano a rivedere il nostro stesso lavoro, a guardarlo con occhi nuovi, a immaginare soluzioni diverse». Come capitò quando il figlio di Perino sorprese il padre creando un patchwork assemblando scarti di colore. «I bambini e i ragazzi sono più istintivi e molto più curiosi degli adulti. E con loro ti liberi da tanta zavorra». In forma diretta e semplificata, i due artisti applicano procedimenti che adottano in studio per le loro sculture di cartapesta. Impastano le mani nella carta triturata con un frullatore, mescolata con acqua, trasformata in una poltiglia con cui ai bambini piace da matti giocare e dare forme suggerite dai due artisti. Che hanno cara una manualità da esercitare senza delegarla: «Abbiamo sempre avuto l’idea di capire e come realizzare un progetto. Ai nostri inizi, intorno al ’97, pochissimi scultori lavoravano con la materia. Per esempio Loris Cecchini con la gomma. Eravamo in controtendenza». Nel frattempo un paio di piccoli attorno reclama attenzione e consigli su come spalmare, con le dita, l’impasto color prugna sul legno.La direttrice: «Il conformismo schiaccia le idee»Nei workshop passati la Fondazione Casoli ha chiamato artisti come Marinella Senatore o Sissi, per citare qualcuno, e invita giornalisti a seguire quanto accade. Per quale ragione si buttano in questi laboratori di arte contemporanea? «Perché investire nel welfare fa vivere meglio», esclama divertita la direttrice della Fondazione intitolata al fondatore di Elica, Deborah Carè. D’accordo, ma come? «Organizzando una formazione all’arte contemporanea con i dipendenti abbiamo constatato che migliora il clima nell’azienda. Non a caso negli anni sono cresciuti i brevetti tecnici ed estetici e i premi vinti dai nostri prodotti. Funziona. Si crea un’alchimia forse non misurabile e un’azienda che sa far questo è più aperta al cambiamento. Sosteniamo la cultura e in particolare l’approccio all’arte di oggi perché apre la mente». E gli artisti, cosa portano in dote? Ha curato un laboratorio anche un Cesare Pietroiusti che è artista molto critico verso il capitalismo. Risposta: «Il conformismo schiaccia e appiattisce le idee. Gli artisti ribaltano il modello di pensiero. Oltre tutto l’arte di oggi aggrega tutti perché all’inizio dicono di non capirla. Anche per questo permette di fare vera formazione con operai e manager fianco a fianco. E lo abbiamo appurato, ci fa bene a tutti».Articoli correlati:Su Perino & Velehttp://www.ilgiornaledellarte.com/articoli/2014/6/120224.htmlPandora si macerahttp://www.ilgiornaledellarte.com/articoli/2014/6/120229.htmlLa speranza in un vaso di cartapestahttp://www.ilgiornaledellarte.com/articoli/2017/2/127397.htmlL’arte contemporanea a Napoli è un Atlante apertoRisorse in rete:La Fondazione Casoliwww.fondazionecasoli.orgPerino & Velehttp://www.perinoevele.com/

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Tutto Piranesi in un volume di Panza

Tutto Piranesi in un volume di Panza

Mentre a Roma una grande mostra lo celebra a Palazzo Braschi, il giornalista racconta il più celebre incisore di tutti i tempi nel volume di Skira “Museo Piranesi”

ROMA – Mentre a Roma una grande mostra ne celebra l’arte (“Piranesi e la fabbrica dell’utopia” a Palazzo Braschi ) esce per Skira (580 pp, 45 euro), il volume firmato dal giornalista Pierluigi Panza, ‘Museo Piranesi’.

Realizzato in qualità di vincitotre del Premio Eu per il Patrimonio Culturale-Europa Nostra Awards 2017, il libro affronta in maniera approfondita e completa il grande lavoro dell’incisore svelandone anche un aspetto meno conosciuto: quello cioè di art-dealers, cioà restaurato e rifacitore di sculture, vasi, candelabri che venivano scavati e che probabilmente scavò lo stesso Piranesi che, come è noto, collezionava antchità nella sua casa museo di Palazzo Tomani. Sulla base di manoscritti, incisioni e testi dell’epoca, Panza ha identificato dove sono custodite oggi queste opere ricostruendo, di fatto, quello che era il suo museo.

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