Siena. Restaurate nove maioliche, pezzi unici databili tra XIV e XV secolo

La brocca prima e dopo il restauro

Un vero e proprio tesoro di ceramica che, dopo un attento lavoro di recupero e restauro, sarà in mostra da sabato 16 settembre al museo civico di Palazzo Corboli ad Asciano nella mostra dal titolo ”Le maioliche ritrovate” 

SIENA – Nove maioliche di inestimabile valore e pregio, databili tra il XIV e il XV secolo, sono state restaurate e, a partire da sabato 16 settembre, saranno in esposizione al museo civico di Palazzo Corboli ad Asciano (Siena) nella mostra dal titolo “Le maioliche ritrovate”. Tra le nove maioliche arcaiche è presente anche un pezzo unico che raffigura, in verde ramina e bruno manganese su sfondo di smalto bianco, un volatile intento a pulirsi la zampa.

Tra il 2015 e 2016, è stato effettuato uno scavo archeologico su due pozzi individuati all’interno di una proprietà privata in Piazza del Grano, ad Ascanio che ha permesso di recuperare circa 15mila frammenti di ceramica, databili appunto dal XIV al XIX secolo. Il restauro, realizzato in ”open lab” allo scopo di far assistere i visitatori alle varie fasi di recupero e di studio in corso, 

è stato sostenuto dall’associazione culturale Arca che si è fatta carico anche del progetto di allestimento all’interno del museo civico di Palazzo Corboli. 

A seguito della convenzione stipulata tra Amministrazione Comunale di Asciano e Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana nel 2015, hanno avuto inizio una serie di campagne di ricognizione nel centro storico ascianese, tuttora in corso, allo scopo aggiornare la redazione della carta archeologica del territorio e di reperire nuovi indizi sull’attività di produzione di ceramica, documentata fin dal Medioevo.

Leggi

Il “Grande Progetto Pompei” all’Aeroporto Leonardo da Vinci di Roma

Il

Una grande immagine di Pompei è stata posizionata nella curva Schengen, tra il molo C e il molo D dello scalo romano. Il pannello è parte della campagna di comunicazione della Commissione europea per sostenere il progetto di recupero e valorizzazione del Parco archeologico

ROMA – Un grande pannello raffigurante attraverso immagini iconiche l’antica Pompei accoglie da oggi i passeggeri all’aeroporto di Fiumicino. 

Il pannello, installato nella curva Schengen, tra il molo C e il molo D dello scalo romano, è parte della campagna di comunicazione della Commissione europea per sostenere il Grande Progetto Pompei. Il progetto rientra in una rosa di altri 60 facenti parte della campagna di comunicazione realizzata nell’ambito delle celebrazioni per il 60esimo anniversario della firma dei Trattati di Roma dalla Rappresentanza in Italia della Commissione europea in Italia e dall’Agenzia per la Coesione Territoriale con la collaborazione di tutte le Autorità di Gestione dei Programmi Operativi Nazionali e Regionali.

La campagna è stata lanciata in concomitanza con il “Dialogo con i cittadini” e la visita a Norcia e Spoleto il 4 e 5 settembre del Commissario europeo alla Cultura Tibor Navracsics, insieme a Beatrice Covassi, Capo della Rappresentanza in Italia della Commissione europea. 

Il Grande Progetto Pompei ha come scopo la valorizzazione e riqualificazione del sito archeologico attraverso la messa in sicurezza dei monumenti, il consolidamento e restauro delle murature e delle superficie decorate, la protezione degli edifici dalle intemperie e il potenziamento del sistema di videosorveglianza. 

La Commissione europea ha finanziato il progetto Pompei attraverso fondi FESR (Fondo europeo per lo sviluppo regionale) nell’ambito del Programma Operativo Interregionale Attrattori culturali Naturali e Turismo 2007-2013. L’ammontare del finanziamento è di 105 milioni e di un ulteriore appostamento di 34 milioni per il recupero delle economie di gara.

Leggi

Dal 20 settembre al 2 dicembre torna il Romaeuropa Festival

Dal 20 settembre al 2 dicembre torna il Romaeuropa Festival

79 progetti con 60 spettacoli oltre a mostre, installazioni, convegni e percorsi di formazione174 repliche in 24 diversi luoghi, per un totale di 57.600 posti di spettacolo in vendita; 7 prime assolute, 32 programmi internazionali

ROMA – Inaugura il 20 settembre la 32esima edizione del Romaeuropa Festival 2017. La manifestazione, definita da Les Echos come: “Un festival internazionale che sospinge senza sosta i confini dell’arte”, ospita, fino al 2 dicembre, oltre trecento artisti provenienti da 32 Paesi

Il festival, che quest’anno è intitolato Where are we now?, si articola come un racconto attraverso gli “aggregatori tematici” VisionsPowerful StoriesSharing Selfie, a cui si affiancano i focus e le rassegne interne: gli spettacoli dedicati a bambini e famiglie di REF Kids a cura di Stefania Lo Giudice (novità assoluta di questa edizione), i giorni dedicati alla nuova danza europea di Dancing Days a cura di Francesca Manica, il più giovane teatro italiano in Anni Luce a cura di Maura Teofili, i Talk e i momenti di scambio e formazione di Community a cura di Lara Mastrantonio Matteo Antonaci.

Torna inoltre Digitalife, cuore tecnologico del Romaeuropa Festival che, con la supervisione di Monique Veaute, per la sua ottava edizione, giunge per la prima volta nei prestigiosi spazi del Palazzo delle Esposizioni di Roma raggruppando opere immersive a cura di Richard Castelli e opere di video-arte selezionate da Nomas Foundation e Fondazione Giuliani

Tra i tanti nomi che prenderanno parte a questa kermesse troviamo Sasha Waltz, Dada Masilo, Sidi Larbi Cherkaoui, Jan Fabre, Jeff Mills con Tony Allen, Carl Craig con Francesco Tristano, e poi ancora Marco Paolini con Mario Brunello e Frankie hi-nrg, The Holy Body Tattoo con Godspeed You! Black Emperor, Ascanio Celestini, CollettivO CineticO, Muta Imago, Alessandro Baricco con Dario Voltolini e Nicola TescariRoberto HerlitzkaPippo Delbono al fianco di Alexander BalanescuPetra MagoniEnzo Avitabile e Piero Corso. Ci saranno inoltre 40 artisti per la prima volta in programma tra i quali Julien Gosselin, Dorothée Munyaneza, Rimini Protokoll, Agrupación Señor Serrano, She She Pop con Zeikratzer, Babilonia Teatri, Lisa Ferlazzo Natoli, Biancofango, Industria Indipendente, Dante Antonelli, Azzurra De Gregorio, Giuliano Scarpinato, oltre a ben 6 ensembleorchestrali

Spiega Fabrizio Grifasi, Direttore Generale e Artistico della Fondazione Romaeuropa presieduta da Monique Veaute: “Abbiamo formulato una domanda come titolo del REf17 perché interrogarsi, in questo momento, ci sembra la scelta più consona alla condizione che stiamo vivendo. Le opere degli artisti compongono una mappa del presente, fragile come il castello di carte della nostra immagine di quest’anno ma non per questo meno ambiziosa, e si collocano oltre le categorizzazioni estetiche e di genere inserendosi in una geografia concettuale che si costruisce e si disfa secondo la forza delle interpretazioni».

Fondamentale per l’intero percorso il riconoscimento del Parlamento Italiano che a febbraio di quest’anno ha voluto inserire il Romaeuropa Festival nella legge per la valorizzazione dei grandi Festival d’interesse nazionale, e la conferma del sostegno del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, di Roma Capitale, della Regione Lazio, insieme al prezioso supporto della Fondazione Terzo Pilastro – Italia e Mediterraneo, che sostiene le attività di Romaeuropa e la promozione degli artisti del Mediterraneo, e di RAI, che con i suoi canali offre al festival nuove possibilità di approfondimento e divulgazione.

Vademecum

ROMAEUROPA FESTIVAL 2017
Dal 20 Settembre 2017 al 02 Dicembre 2017
ROMA, Sedi varie
Info: +39 06 45553050
promozione@romaeuropa.net
http://romaeuropa.net

Leggi

A Istanbul la biennale del buon vicinato

Istanbul (Turchia). Sabato 16 settembre apre al pubblico la 15a edizione della Biennale di Istanbul. Organizzata dalla storica IKSV – Istanbul Foundation for Culture and Arts, in questa edizione vede la guida del duo di artisti Elmgreen & Dragset, sotto il tema «A good neighbour», il buon vicino. Un ombrello di pensiero ampio, al quale gli artisti invitati partecipano con una declinazione personale del tema, frutto del proprio background personale, delle turbolenze del tempo presente, del rapporto con la città di Istanbul.Ecco i numeri: 56 gli artisti coinvolti, provenienti da 32 Paesi, 30 le nuove produzioni commissionate per questa occasione. Sei le sedi espositive: Galata Greek Primary School, Istanbul Modern. Pera Museum, ARK Kültür, Yogunluk Atelier e Küçük Mustafa Pasa Hammam.Contenuta nel numero degli artisti e concentrata nei luoghi espositivi, questa edizione si presenta come una riflessione calibrata, dove ogni lavoro ha un proprio spazio di rispetto e il visitatore, per una volta, non mette alla prova la sua resistenza per correre da una sede all’altra.«Siamo artisti, sappiamo che il nostro ego è troppo grande per essere contenuto in un poco spazio», scherzano Elmgreen & Dragset, che sono riusciti nell’incredibile impresa di chiudere la preparazione delle mostre con due settimane di anticipo, con il raro (e meraviglioso) risultato di avere i tempi per inserire nel catalogo le foto dell’allestimento. Il volume, con un approfondimento e le immagini dei lavori dei singoli artisti, si accompagna a un libro narrativo che raccoglie una serie di testi intorno al tema dell’abitare, dell’appartenenza e della prossimità.Ecco un breve percorso nelle diverse sedi espositive:Galata Greek Primary SchoolGli spazi dell’ex scuola greca conservano la tensione all’apprendimento. Nelle aule, nelle scale e negli spazi comuni troviamo racconti e visioni oltre l’intimità degli spazi domestici.Artisti: Heba Y. Amin, Mark Dion, Jonah Freeman & Justin Lowe, Kasia Fudakowski, Pedro Gómez-Egaña, Lungiswa Gqunta, Andrea Joyce Heimer, Morag Keil & Georgie Nettell, Olaf Metzel, Mahmoud Obaidi, Erkan Özgen, Leander Schönweger, Dan Stockholm, Ali Taptık, Bilal YılmazIstanbul ModernIn contrasto con la rigidità dell’architettura, lo spazio ospita uno sguardo sull’abitare i luoghi e sull’abitare il viaggio, sulle modalità attraverso cui l’uomo addomestica il tempo e gli ambienti che attraversa, sul modo attraverso cui questi processi di appropriazione individuale, si incrociano l’uno con l’altro, generando emozioni e politica.Artisti: Adel Abdessemed, Volkan Aslan, Alper Aydın, Latifa Echakhch, Candeğer Furtun, Kim Heecheon, Mirak Jamal, Fernando Lanhas, Victor Leguy, Klara Lidén, Mahmoud Obaidi, Henrik Olesen, Lydia OurahmaPera MuseumIl rapporto fra culture, la fragilità insita nell’incontro fra mondi diversi, lo scontro fra poteri prendono posto fra la collezione del museo, dedicato alla cultura ottomana, i cui lavori sono spesso integrati nel percorso della Biennale.Artisti: Adel Abdessemed, Monica Bonvicini, Louise Bourgeois, Njideka Akunyili Crosby, Alejandro Almanza Pereda, Berlinde De Bruyckere, Vajiko Chachkhiani, Gözde İlkin, Liliana Maresca, Lee Miller, Aude Pariset, Sim Chi Yin, Dayanita Singh, Tatiana Trouvé, Tsang Kin-Wah, Andra Ursuta, Fred Wilson.ARK KültürSpazio monografico, qui Mahmoud Khaled crea un museo narrativo intorno alla storia di un uomo, immigrato dall’Egitto alla Turchia, sparito all’improvviso. Siamo accompagnati da un’audioguida ad attraversare l’intimità dei suoi spazi domestici e ricostruire la sua vita e le sue emozioni attraverso gli oggetti.Yoğunluk Atelier Al quarto piano di un’affollata via di Beyoglu, nella confusione dei ristoranti turistici, il collettivo Yoğunluk ha creato un ambiente emozionale da fruire nella quasi totale oscurità, per riflettere sul rapporto con lo spazio fisico e sulle reazioni individuali agli stimoli sensoriali.Küçük Mustafa Paşa HammamNello storico Hammam del quartiere Faith, oltre il Corno d’oro, intervengono gli artisti Monica Bonvicini, Stephen G. Rhodes e Tuğçe Tuna. Qui i rapporti di forza e le frizioni della diversità si fanno più stridenti ed entrano in dialogo con l’austerità dell’architettura, in confronto con le questioni di genere , così manifeste nelle ritualità dell’ hammam.

Leggi

Museo Correr di Venezia. Prorogata al 1 ottobre la mostra dell’artista franco-americano Roger de Montebello

Roger de Montebello, Porta delle Terese, 2014 - olio su tela

L’esposizione, a cura di Jean Clair, dal titolo ”Ritratti di Venezia e altri ritratti”, rientra nell’ambito della terza edizione di ‘MUVE Contemporaneo’, la rassegna ideata dalla Fondazione Musei Civici di Venezia per dialogare con l’arte del nostro tempo

VENEZIA – Inaugurata lo scorso 13 maggio, la mostra di Roger de Montebello, avrebbe dovuto chiudere il 10 settembre. Visto il perdurante successo sia di critica che di pubblica invece, l’esposizione, ospitata al Museo Correr di Venezia, viene prorogata al 1 ottobre 2017

La mostra raccoglie 389 opere, afferenti a tre nuclei di lavori rappresentativi della ricerca dell’artista: un campionario di ritratti spontanei, una serie di vedute veneziane e un ciclo di opere dedicate alla corrida spagnola.  

Roger de Montebello, classe 1964, come un pittore romantico indaga il mondo attraverso la pittura en plein air, dando vita a un linguaggio che si colloca in bilico tra astrazione onirica e restituzione fedele della realtà. L’effetto che ne scaturisce è quello di un’atmosfera sospesa e metafisica, dove l’amore per il dettaglio non viene mai meno. L’artista dà inoltre vita a un’esplorazione esistenziale che si manifesta nella forma della serialità.

La mostra è arricchita da una speciale pubblicazione, concepita come un portfolio d’artista, con tavole a colori e testi di Gabriella Belli e Jean Clair, utili ad approfondire l’approccio artistico di Roger de Montebello.

Leggi

La Galleria Nazionale dell’Umbria celebra Hans Hartung attraverso i suoi “polittici”

Hans Hartung, T1983-E14-E15-E16-E17-E18-E19 HEXAPTYQUE, 1983, acrilico su tela, 150 x 210 cm. Collezione Fondazione Hartung-Bergman

La rassegna, curata da Marco Pierini, direttore della Galleria Nazionale dell’Umbria, organizzata in collaborazione con la Fondation Hartung-Bergman di Antibes, presenta 40 lavori su carta e 16 dipinti di grandi dimensioni, realizzati tra 1961 e 1988

PERUGIA – Quaranta lavori su carta e 16 dipinti di grandi dimensioni, realizzati tra 1961 e 1988, (sei dei quali mai esposti prima), costituiscono il nucleo dell’esposizione che la Galleria Nazionale dell’Umbria di Perugia ospita per celebrare Hans Hartung, una delle figure di spicco dell’astrattismo europeo del Novecento.

La mostra, curata Marco Pierini, direttore della Galleria si propone anche di ripercorrere lo stretto legame di Hartung con l’Italia.

L’artista giunse in Italia per la prima volta nel 1926 e oltre a visitare città simbolo come Venezia e Firenze, si lasciò affascinare dai paesaggi siciliani, in particolare dallo spettacolo naturale dell’Etna e dai templi della Magna Grecia. Con Venezia in Hartung intrattenne un rapporto particolare, partecipando anche a numerose partecipazioni alla Biennale, dal 1948 al 1984. Nel 1960 ricevette inoltre il Leone d’oro. Tornò poi nel 1984 a testimoniare una diversa fase creativa, con una selezione di nuove tele di grandi dimensioni, caratterizzate dagli sfondi realizzati con l’aerografo sui quali interviene con gesti ampi e decisi attraverso l’utilizzo di strumenti disparati come una scopa di rami di ginestra intinta nella vernice nera.

Lo spunto per la mostra della Galleria Nazionale dell’Umbria nasce dalla ricchissima collezione di tavole, che vanno dal XIII al XVI secolo, di autori come Duccio, Gentile da Fabriano, Beato Angelico, Piero della Francesca, Perugino, molte delle quali composte in origine nella forma del polittico. Al pari di quelli antichi i ‘polittici’ di Hartung si articolano in elementi distinti, fissati in sequenza, sebbene senza alcuna gerarchia fra le immagini ma solo in scansione ordinata nello spazio. La serie dei polyptiques – spesso così identificati dallo stesso Hartung sul retro delle opere, nonostante non si tratti di titoli veri e propri – nasce agli inizi degli anni Sessanta, quando l’artista prende a dipingere direttamente sulla tela senza prima concepire l’opera su carta, sperimenta nuove tecniche, dilata i formati, giungendo nell’ultimo periodo, costretto sulla sedia a rotelle, a realizzare i propri dipinti con l’aerografo.

La mostra, visitabile dal  24 settembre 2017 al 7 gennaio 2018, è accompagnata da un catalogo  edito da Magonza editore, con testi di Marco Pierini, di Thomas Schlesser, presidente della Fondation Hartung-Bergman, di Marco Vallora e di Elsa Hougue, curatrice della Fondation Hartung-Bergman.

Vademecum

I Polittici di Hans Hartung alla Galleria Nazionale dell’Umbria a Perugia
dal 24 settembre 2017 al 7 gennaio 2018 
Galleria Nazionale dell’Umbria | corso Pietro Vannucci, 19 | Perugia
Informazioni: Tel. 075.58668415 | gan-umb@beniculturali.it 
Catalogo Magonza editore
Orari: da martedì a domenica, 8.30-19.30; lunedì 12.00-19.30
Biglietti (Galleria Nazionale dell’Umbria + mostra): Intero, € 8,00; ridotto, € 4,00

Leggi

Il MAN di Nuoro cerca un Direttore artistico

Il MAN di Nuoro cerca un Direttore artistico

Il museo ha indetto un bando di concorso per sostiuire l’attuale direttore, Lorenzo Giusti, in carica dal 2012, che andrà a dirigere la GAMeC di Bergamo 

NUORO – C’è tempo fino al 13 ottobre per candidarsi come Direttore Artistico al Museo MAN di Nuoro. L’incarico avrà una durata triennale e prevede un compenso di 45mila euro lordi, oltre a una indennità di risultato variabile per un importo massimo di 15 mila euro lordi. 

Tra i requisiti di ammissione si richiede la laurea del vecchio ordinamento o una laurea specialistica/magistrale nuovo ordinamento. Si richiede inoltre esperienza professionale nella direzione di musei, istituzioni culturali pubbliche e/o private nel settore dell’arte modera e contemporanea nazionali o internazionali e/o curatela di mostre di arte moderna e contemporanea tenute in musei o istituzioni pubbliche o private nazionali e internazionali.

Infine è richiesta la conoscenza della lingua italiana e inglese. 

La domanda deve essere redatta in carta semplice con firma autografa.

Per tutte le informazioni:

Bando di selezione

Schema di domanda

Leggi

Prende il via in Sicilia l’undicesima edizione del Festival “Le Vie dei Tesori”

Prende il via in Sicilia l'undicesima edizione del Festival “Le Vie dei Tesori”

Franceschini:  “Sono certo che un’offerta culturale di qualità, come questa, renderà Palermo e la Sicilia ancora più attrattive agli occhi del mondo mettendole al centro di un progetto turistico più ampio”

PALERMO – Prende il via in Sicilia il Festival “Le Vie dei Tesori” nel quale oltre duecento tesori di interesse artistico, scientifico, storico, naturalistico, molti dei quali inediti, aprono alle visite guidate. 

In questa edizione 2017, la manifestazione che parte da Palermo – Capitale italiana della Cultura 2018 – si allarga quest’anno ad altre quattro città siciliane. Infatti nei weekend del 15-17 e del 22-24 settembre il progetto sbarca ad Agrigento, dove saranno visibili 19 luoghi, alcuni dei quali di solito non visitabili, tra questi alcuni della Valle dei Templi. A Caltanissetta, ricca di abbazie, dimore storiche, saranno 14 i luoghi,  a Messina 28 e a Siracusa 29, tra cui i vicoli bianchi di Ortigia, biblioteche, cortili e un carcere borbonico chiuso da vent’anni.

Il prossimo anno l’offerta si amplierà ulteriormente con altri siti e altre città.

Nei cinque fine settimana compresi tra il 29 settembre e il 29 ottobre, il Festival, giunto alla sua undicesima edizione a Palermo,  presenterà 120 luoghi aperti alle visite (anche per non udenti e non vedenti), un Festival Kids dedicato ai bambini; oltre 110 tour urbani guidati da storici, botanici, urbanisti, accademici; un “Itinerario contemporaneo” che aprirà contestualmente gallerie private e atelier d’artista; una serie di concerti in luoghi non convenzionali; un percorso dedicato al cinema con visite sui luoghi della città che sono stati set, dal “Gattopardo” a Ciprì e Maresco; e poi ancora, incontri e spettacoli teatrali.

Il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, durante la presentazione della kermesse al Mibact, ha spiegato: “Da piccola manifestazione locale, Le Vie dei Tesori è divenuta negli anni un vero e proprio evento culturale di dimensione nazionale. Un evento – ha continuato il primo cittadino – che collega luoghi fisici, epoche storiche e soprattutto culture diverse. Evento che è divenuto uno fra i principali momenti del calendario culturale di Palermo e ora dell’intera Sicilia, accogliendo decine di migliaia di visitatori e turisti, divenendo esso stesso motivo e stimolo per migliaia di cittadini a riscoprire le proprie città e i propri territori”

Ilministro dei Beni e delle Attività culturali e del turismo, Dario Franceschini, ha così commentato: “Il Festival ‘Le Vie dei Tesori’ ha il merito di valorizzare il patrimonio di bellezze storico artistiche diffuse sul territorio siciliano”. “Questo festival  – ha continuato il ministro – parte alla vigilia delle tante manifestazioni programmate per Palermo Capitale Italiana della Cultura 2018 e conferma quanto questo prestigioso riconoscimento sia in grado di generare sinergie positive nei territori”. “Sono certo – ha infine aggiunto Franceschini – che un’offerta culturale di qualità, come questa, renderà Palermo e la Sicilia ancora più attrattive agli occhi del mondo mettendole al centro di un progetto turistico più ampio”. 

Leggi