A Brescia la mostra su Lawrence Ferlinghetti e la Beat Generation

Christopher Felver, Ferlinghetti at Ellis Island, 1994. Collezione dell’artista, Sausalito, California

Di origini bresciane, Ferlinghetti è stata una figura poliedrica fondamentale nel panorama culturale e letterario degli anni Cinquanta e Sessanta, in particolare all’interno del fenomeno Beat. Una esposizione per ripercorrere la storia e l’atmosfera di quegli anni

BRESCIA – Si intitola “A Life: Lawrence Ferlinghetti. Beat Generation, ribellione, poesia” la mostra che, dal 7 ottobre 2017 al 14 gennaio 2018, verrà ospitata al Museo di Santa Giulia di Brescia.

L’esposizione è una imperdibile occasione per ripercorrere e rivivere la storia e le affascinanti e irripetibili atmosfere di quegli anni, attraverso materiali stampa, fotografie e registrazioni video. Il percorso espositivo ha l’obiettivo di raccontare la figura di Ferlinghetti e in generale la Beat Generation, la corrente letteraria che in Italia ebbe un particolare seguito grazie a Fernanda Pivano, che per prima tradusse e fece pubblicare l’opera di scrittori come Allen Ginsberg, Jack Kerouac, William Burroughs, Gregory Corso, Charles Bukowski e lo stesso Ferlinghetti, personaggi di cui divenne sostenitrice ed amica.

In questa compagine culturale la figura poliedrica di Lawrence Ferlinghetti assume un ruolo centrale e imprescindibile. Come spiegato da Luigi Di Corato, Direttore di Brescia Musei, ‘’Ferlinghetti oltre ad essere autore di una delle raccolte di poesia più vendute al mondo, ‘A Coney Island of the Mind’ (1958), ha avuto un ruolo determinante nella diffusione dell’opera degli scrittori della Beat Generation, tramite la libreria e casa editrice City Lights Bookstore, da lui fondata nel 1953 assieme a Peter D. Martin. La mostra bresciana ripercorre la carriera dell’artista, rendendo omaggio al tempo stesso al movimento letterario, aprendo quindi lo sguardo non solo sull’opera dei singoli autori ma più in generale sul fenomeno Beat, che da New York a San Francisco, dalla costa est alla costa ovest, ha animato il panorama culturale underground americano degli anni Cinquanta e Sessanta”.

In Italia il fenomeno Beat è stato molto sentito, grazie innanzi tutto al lavoro svolto da Fernanda Pivano e poi anche alla visita di alcuni di questi autori nel nostro paese. Kerouac ad esempio partecipò a diverse conferenze enel 1966 e rilasciò una intervista alla Rai,Ginsberg prese parte nel 1967 al Festival dei due Mondi di Spoleto. 

La mostra bresciana offre l’opportunità di visionare molti libri e documenti dell’epoca, ma anche numerose foto inedite scattate da Ettore Sottsass, provenienti dallo sterminato archivio di Fernanda Pivano, oggi preso in carica dalla Fondazione Benetton Studi Ricerche e dalla Fondazione Corriere della Sera. In esposizione anche fotografie di Robert Capa, Aldo Durazzi, Larry Keenan, Allen Ginsberg, Christopher Felver e Fred Lyon.

La mostra espone anche alcuni diesegni e dipinti dell’artista. In particolare viene presentato un olio su tela del 1950, che rappresenta la prima opera dipinta da Ferlinghetti. In esposizione anche numerosi disegni realizzati tra gli anni Cinquanta e Duemila, mai esposti prima in Italia, provenienti dalla collezione dell’artista. 

Le ultime sale della mostra sono invece dedicate proprio al rapporto di Ferlinghetti con l’Italia. L’artista scopre solo a vent’anni di avere origini italiane, in occasione della sua richiesta di certificato di nascita per arruolarsi nella Marina militare americana. Nel 1955 l’artista decide di adottare il cognome italiano col quale firmerà poi tutte le sue opere. 

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Castellammare del Golfo candidata decimo sito siciliano dell’Unesco

PALERMO – Il presidente della fondazione Unesco Sicilia, Aurelio Angelini, ha annunciato, durante la presentazione delle “Vie dei tesori”, la manifestazione che propone cinque week end alla scoperta dell’arte e della storia a Palermo, che Castellammare del Golfo sarà candidata come decimo sito siciliano dell’Unesco.

A Castellammare si trova uno dei più imponenti castelli arabo-normanni costruito su una roccia circondata da tre lati dal mare. Il castello e le fortificazioni erano uniti alla terraferma per mezzo di un ponte levatoio, poi sostituito da uno in pietra. Anche il centro della cittadina ha la stessa origine. Per questo si collega idealmente al circuito arabo-normanno che in Sicilia unisce Palermo, Cefalù e Monreale. 

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Per TripAdvisor l’Egizio di Torino è il museo più amato in Italia

La nuova galleria espositiva del Museo Egizio di Torino

L’istituzione torinese si colloca al primo posto seguita dalla Galleria degli Uffizi e dalla Galleria dell’Accademia di Firenze. Grazie all’Egizio, l’Italia entra nella top ten della classifica europea dei musei, dominata dal Musée d’Orsay di Parigi e dall’Hermitage di San Pietroburgo

ROMA – Il Museo Egizio di Torino domina la classifica dei musei italiani più apprezzati dai viaggiatori internazionali, superando anche gli Uffizi a Firenze che si piazzano invece in seconda posizione. A determinare i vincitori di questa classifica, stilata da TripAdvisor, è stato un algoritmo che  ha preso in considerazione la quantità e la qualità delle recensioni per i musei di tutto il mondo, raccolte in un periodo di 12 mesi. Sono stati inoltre selezionati i tour e pass più apprezzati prenotabili sul sito per ciascun museo della Top 10 italiana.

Valentina Quattro, portavoce di TripAdvisor per l’Italia spiega: “I vincitori dei premi Travelers’Choice Musei hanno conquistato i visitatori grazie alle loro opere d’arte e al loro patrimonio artistico e culturale, oltre ai loro percorsi didattici curati nei minimi dettagli. Per trarre il meglio dalla visita di questi musei è possibile prenotare un biglietto saltafila o un tour guidato (o entrambi!) su TripAdvisor. Non solo risparmierete tempo, ma avrete anche modo di scoprire la storia e le curiosità di questi fantastici luoghi”.

Torino si piazza comunque ai primi posti anche con altri due musei in classifica: il Museo nazionale del cinema al settimo posto  e il Museo nazionale dell’automobile al nono. Firenze anche si difende abbastanza bene, infatti entra nella top 10 anche con la Galleria dell’Accademia  che si piazza al terzo posto. Per quanto concerne Roma e  Città del Vaticano abbiamo tre vincitori, che sono: la Galleria Borghese al quarto posto, i Musei Vaticani al quinto e Castel Sant’Angelo al sesto. A Venezia rimane stabile all’ottavo posto la Collezione Peggy Guggenheim. Entra al decimo posto della classifica il Museo archeologico nazionale di Napoli. 

In ambito Europeo domina su tutti il Musée d’Orsay a Parigi, seguito dal Palazzo d’inverno e Hermitage a San Pietroburgo e dal Museo dell’Acropoli ad Atene

A livello mondiale si riconferma invece sul podio il Metropolitan Museum of Art di New York, seguito dal Museo nazionale della Seconda Guerra Mondiale di New Orleans, mentre al terzo posto troviamo ancora il Musée d’Orsay a Parigi. 

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All’asta a Copehagen un raro “Achrome” di Piero Manzoni

All'asta a Copehagen un raro

L’opera, mai messa in vendita prima e realizzata nel 1961 nel periodo che l’artista trascorse in Danimarca, sarà messa all’incanto alla Bruun Rasmussen Auctioneers of Fine Art di Copenhagen con una stima compresa tra i 200/270mila euro

ROMA – Il prossimo 5 dicembre andrà all’asta, presso la Bruun Rasmussen Auctioneers of Fine Art di Copenhagen, un raro “Achrome” di Piero Manzoni, realizzato dall’artista proprio in Danimarca nel 1961.

Manzoni infatti, scomparso prematuramente a soli 29 anni per un infarto e considerato come uno dei più rappresentativi esponenti dell’Arte concettuale degli anni Sessanta, arrivò in Danimarca verso la fine degli anni ’50, per esporre nella Galerie Koepcke di Copenhagen, ma anche per sperimentare alcune fibre naturali e artificiali nella fabbrica di camicie di Aage Damgaard, imprenditore tessile e mecenate. Come racconta Niels Raben, direttore del dipartimento di Arte Moderna alla Bruun Rasmussen: “C’è una storia molto ben documentata dietro il pezzo di Manzoni che andrà all’asta. La collaborazione con Damgaard è stata di grande importanza, l’imprenditore lasciava che l’artista italiano si esprimesse in totale autonomia”.

L’opera, prima di essere battuta all’asta, verrà esposta a Parigi, il 21-22 settembre, e successivamente a Londra, dal 5 all’8 novembre.

La stima per questo “Achrome”, mai messo in vendita prima ad ora, è compresa tra i 200mila e i 270mila euro. 

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A Bellinzona una monografica dedicata a Honoré Daumier

Honoré Daumier (Marsiglia 1808 – Valmondois 1879),

Attraverso una copiosa quantità e varietà di opere esposte, la mostra permette di ricostruire il percorso creativo dell’artista che, insieme a Gustave Courbet e Jean-François Millet, si colloca tra i pionieri del movimento Realista

BELLINZONA – Con oltre 180 opere si è aperta il 16 settembre, al Museo Civico di Villa dei Cedri a Bellinzona in Canton Ticino (Svizzera),  la monografica “Honoré Daumier: attualità e varietà”, a cura di Matteo Bianchi e Carole Haensler Huguet, conservatore del Museo stesso.

Daumier, artista poliedrico, pittore, scultore, litografo, giornalista, si annovera, insieme a  Gustave Courbet e Jean-François Millet, fra i padri del Realismo. E’ infatti la realtà umana il centro di tutta la sua vasta produzione, attraverso la quale ha esplicato la sua azione di “grande divulgatore di idee”. Fra polemica e ironia, utilizzando molteplici linguaggi artistici, Daumier ha affrontano e “commentato”, senza mai soffocare la vena realistica, pur sempre connotata da un giudizio morale, alcuni temi sociali di grande rilevanza dell’epoca, ma che sotto alcuni aspetti appaiono ancora oggi attuali. 

Attraverso un cospicuo corpus di stampe, disegni e sculture, organizzate in sezioni tematiche, il percorso espositivo offre una visione completa ed esaustiva dell’evoluzione creativa e stilistica di Daumier, dagli esordi fino alle ultime litografie. Il tema dominante della mostra rimane sempre quello politico e sociale, con un occhio attento rivolto all’armata dei poveri, alla crescita della classe operaia, ma anche alle innovazioni nella stampa, allo sviluppo urbanistico, al mondo dell’arte e degli artisti.

La mostra rimarrà aperta dino al 7 gennaio 2018.

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