Franceschini, Milano modello per investimenti culturali

Franceschini, Milano modello per investimenti culturali

Il ministro in occasione dell’inaugurazione del progetto “Palazzo Litta Cultura” ha ricordato comela città abbia avuto ”grandi investimenti pubblici e grandi investimenti privati. Da Prada a Feltrinelli ad Armani”

MILANO  – Il ministro per i Beni culturali, Dario Franceschini, a Milano in occasione della presentazione del progetto “Palazzo Litta Cultura”, un’iniziativa multidisciplinare che coinvolge arte, design, fotografia, cinema, musica, poesia, teatro e danza, ha rimarcato come Milano si possa considerare un punto di riferimento nel Paese in fatto di investimenti nel settore culturale. 

“L’inaugurazione di questo nuovo spazio culturale raccoglie molte cose su cui il sistema Paese deve lavorare”, ha detto Franceschini. “In Italia – ha sottolineato il ministro – abbiamo attraversato momenti in cui gli investimenti sulla cultura erano considerati marginali: era la fase in cui si diceva che ‘con la cultura non si mangia’. Questa fase e’ ormai alle spalle”. “Certo – ha continuato il ministro – “c’è ancora molto da fare. Ma ormai sta emergendo in modo credo irreversibile una nuova centralità della cultura, che non è solo eventi ma anche investimenti su talenti, creatività e innovazione”.

“Questo progetto – ha detto ancora Franceschini – nasce con la volontà di mescolare cultura con la creatività”. “Milano  – ha concluso – ha avuto grandi investimenti pubblici e grandi investimenti privati. Da Prada a Feltrinelli ad Armani. Mi pare che questa sia la strada giusta”. 

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Padova. L’affascinante viaggio alla scoperta di Galileo: artista, poeta, letterato oltre che scienziato

Guercino, Atlante (particolare) - Museo Bardini

Una grande esposizione a cura di  Giovanni C.F. Villa per la  Fondazione Cariparo, celebra, in tutta la sua completezza di uomo e scienziato, la figura di Galileo, uno dei massimi protagonisti del mito italiano ed europeo

PADOVA – “Rivoluzione Galileo” questo il titolo della mostra che aprirà i battenti il prossimo 18 novembre al Palazzo del Monte di Pietà di Padova.  Si tratta  di un omaggio al grande genio, raccontato per la prima volta nelle sue molteplici sfaccettature: lo scienziato padre del metodo sperimentale, il letterato esaltato da Foscolo, Leopardi, Pirandello, Ungaretti, De Sanctis e Calvino, il  musicista virtuoso, l’artista tratteggiato da Panofsky come uno dei maggiori critici d’arte del Seicento, l’imprenditore di cannocchiali, microscopi e compassi, lo studioso di viticoltura con la passione per il vino dei Colli Euganei. 

Al fine quindi di restituire la completezza e la complessità di Galileo, Giovanni C.F. Villa riunisce in Palazzo del Monte di Pietà un numero impressionante di opere d’arte, a partire dagli splendidi acquerelli e schizzi dello stesso Galileo, che mostrano la sua altissima qualità di disegnatore. Il percorso si snoda  attraverso sette secoli, tra capolavori assoluti dell’arte occidentale e reperti di diverso genere che consentono di scoprire un personaggio da tutti sentito nominare ma da pochi realmente conosciuto. Si passa dalle opere di Durer e Leonardo Da Vinci a quelle dei Brueghel, di Govaerts ed Elsheimer, fino ad arrivare all’ampia sezione di arte contemporanea  che da Previati e Balla giunge fino ad Anish Kapoor, presente in mostra con l’opera di apertura.

L’arte si intreccia con la scienza, la tecnologia e l’agiografia galileiana, restituendo 

compiutamente la parabola umana di Galileo celebrato in una Padova che lo vide protagonista per 18 anni. E’ la stessa Università agli Studi di Padova che, come ha annunciato il suo Rettore, prof. Rosario Rizzuto, ha deciso di affiancare alla Mostra un programma di iniziative, incontri, approfondimenti sulla figura di colui che è stato uno dei suoi più illustri docenti e Maestri.

La mostra resterà aperta fino al 18 marzo 2018.

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La voce silenziosa dei teatri. I “Monologues” di Michele Spanghero in mostra a Chicago

Il sound artist italiano presenta negli Stati Uniti una videoinstallazione che lo vede impegnato nella registrazione della risonanza acustica dei teatri vuoti. La Fenice di Venezia e la Lyric Opera House di Chicago sono i teatri coinvolti nel suggestivo, silenzioso e vibrante dialogo diretto da Spanghero

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La voce silenziosa dei teatri. I “Monologues” di Michele Spanghero in mostra a Chicago

Il sound artist italiano presenta negli Stati Uniti una videoinstallazione che lo vede impegnato nella registrazione della risonanza acustica dei teatri vuoti. La Fenice di Venezia e la Lyric Opera House di Chicago sono i teatri coinvolti nel suggestivo, silenzioso e vibrante dialogo diretto da Spanghero

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Nero Gallery presenta la prima mostra personale di Tony Cheung

Belconing time - giclée printing on paper - 110x56 cm

La censura cinese, le infinite contraddizioni tra l’antica cultura ed educazione e la nuova industrializzazione e globalizzazione, il taoismo con il suo concetto di “vuoto”, sono questi i temi sui quali è incentrata l’esposizione a cura di Giulia Capogna e Daphnée Thibaud

ROMA – La Nero Gallery ospita dal 23 settembre al 4 novembre la prima mostra personale dell’artista cinese Tony Cheung, classe 1987, illustratore e disegnatore di Guangzhou, meglio nota come Canton.

L’esposizione, a cura di Giulia Capogna e Daphnée Thibaud, è il risultato di un progetto dell’artista, nato nel 2010, incentrato sul tema della censura cinese. 

Il meccanismo di filtraggio e sbarramento della rete, da parte del governo di Pechino, comincia in particolare a partire dal 2008, un anno segnato da diversi eventi, alcuni dei quali catastrofici, come il terremoto che coinvolge gran parte del paese con moltissimi morti, ma anche l’occidentalizzazione, i giochi olimpici…

La censura di Facebook e Youtube diviene per il governo un deterrente per arginare possibili idee rivoluzionarie come quella dei Gelsomini in Tunisia.

Il lavoro di Cheung, che vive e lavora tuttora in Cina, si concentra inoltre sulle infinite contraddizioni che convivono in questa nazione, contraddizioni che sono alla base delle illustrazioni dell’artista, le quali reinterpretano alcuni personaggi e aspetti della società cinese. I colori sono forti così come le immagini che racchiudono in sé erotismo e sensualità insieme ad una forte vena satirica. Mao, Stalin, Marx sono trasformati, resi nuovi e bizzarri e allo stesso tempo iconici, utilizzando uno stile che mescola tra loro la cultura pop americana degli anni ’50-’60, quella dei manga e quella dittatoriale fino a toccare l’arte classica giapponese. 

Nelle sue opere Cheung sviluppa anche un motivo etico desunto dalla filosofia taoista cinese del WuWei (azione senza azione), in cui il concetto di “vuoto” diventa la via per raggiungere l’ordine cosmico e la pace interiore. Secondo il taoismo, infatti, l’azione eccellente è quella che si realizza in assenza di moventi e nel vuoto di finalità, lasciando che ogni azione si produca seguendo la propria spontanea natura. In base a questo principio anche l’opera di Cheung diviene una espressione della propria visione che deve lasciar libero lo spettatore di poter riflettere autonomamente e indipendentemente.

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Vademecum

Nero Gallery
EASTERN PALACE FOR PLEASURE
A cura di Daphnée Thibaud e Giulia Capogna
Mostra personale di Tony Cheung
dal 23 settembre al 4 novembre 2017
23 settembre dalle 19.00: Vernissage di “Eastern Palace For Pleasure” a Nero Gallery
Via Castruccio Castracane, 9
00176 Roma – Pigneto
nerogallery.com
info@nerogallery.com
+390627801418
Orari di apertura:
Dal martedi alla domenica dalle 16.00 alle 20.00
Opening times:
From Tuesday to Sunday – 4 p.m. to 8 p.m.

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Palazzo Grassi e Punta della Dogana, le prossime mostre

Albert Oehlen Untitled, 2016 Pinault Collection

In apertura al pubblico domenica 8 aprile del nuovo anno due esposizioni nelle sedi veneziane del magnate francese Francois Pinault

VENEZIA –  Palazzo Grassi e Punta della Dogana presentano le prossime mostre in programma dall’8 aprile del nuovo anno. Si tratta di  una mostra personale dedicata a Albert Oelhen a Palazzo Grassi mentre a Punta della DoganaDancing with myself”, una collettiva con opere dalla Collezione Pinault in collaborazione con il Museo Folkwang di Essen, Germania.

Palazzo Grassi ospita la mostra personale di Albert Oehlen (1954, Krefeld, Germania) nell’ambito del programma delle monografiche di artisti contemporanei – inaugurato a Palazzo Grassi nell’aprile 2012 con Urs Fischer e proseguito con Rudolf Stingel, Irving Penn, Martial Raysse, Sigmar Polke – alternate a esposizioni tematiche della Collezione Pinault.

La mostra a Palazzo Grassi rientra nell’ambito del programma delle monografiche di artisti contemporanei – inaugurato nell’aprile 2012 con Urs Fischer e proseguito con Rudolf Stingel, Irving Penn, Martial Raysse, Sigmar Polke – alternate a esposizioni tematiche della Collezione Pinault.

L’esposizione, la più grande monografica dedicata ad Albert Oehlen, già protagonista di importanti esposizioni in tutto il mondo, è curata da Caroline Bourgeois e traccia un percorso lungo la produzione di Oelhen attraverso una selezione di circa 85 opere, dalle più note a quelle meno conosciute, realizzate dagli anni ’80 ad oggi e provenienti dalla Pinault Collection e da importanti collezioni private e musei internazionali.

A Punta della Dogana, la mostra collettiva “Dancing with myself”, nata dalla collaborazione tra la Pinault Collection e il Museum Folkwang di Essen, è curata da Martin Bethenod, Florian Ebner e Anna Fricke ed è stata presentata in una prima versione a Essen nel 2016.

L’esposizione indaga l’importanza primordiale della rappresentazione di sé nella produzione artistica dagli anni ’70 a oggi e del ruolo dell’artista come protagonista e come oggetto stesso dell’opera. La mostra riunisce circa 100 opere dalla Pinault Collection – da Claude Cahun a LaToya Ruby Frazier, da Gilbert & George a Cindy Sherman, da Alighiero Boetti a Maurizio Cattelan, in dialogo con una selezione di opere provenienti dal Museum Folkwang, ed è presentata in una versione inedita per gli spazi espositivi di Punta della Dogana con oltre 45 lavori non esposti in occasione della mostra a Essen.

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