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La poetica degli opposti. Noriyasu Soda e Carlo Guaita a Firenze

Le tele smaltate di Noriyasu Soda (Nagasaki, 1984) esprimono la (pienezza) del vuoto, mentre la vernice nera di Carlo Guaita (Palermo, 1954) lo definisce sulla base dell’assenza. Questa pittura essenziale, “primitiva” nel suo uso minimalista del colore, diventa mezzo per avvicinare due culture, e quell’immenso spazio che si stende fra i vari elementi, i corpo celesti e i corpi umani, sembra chiudersi in un abbraccio.
Nell’equilibro che scaturisce da tele cromatiche così (minimali), si ritrova la medesima grazia che caratterizzava il Goethe della maturità, intento a comporre prose classiche mentre sorseggiava tè, ormai lontano dagli assalti emozionali dello Sturm und Drang.
Una mostra che trova unità e armonia attraverso l’opposizione dei contrari, quasi una dissertazione sulla filosofia “bizantina” dei combinati disposti. E, in questo caso, l’effetto che scaturisce da un’apparentemente improbabile dialogo è un’armonia dalla grandiosità cosmica.

Niccolò Lucarelli

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