Sei qui

La mostra di Marina Abramovic a Firenze. La polemica della Cgil sui contratti e la risposta di Palazzo Strozzi

La mostra di Marina Abramovic a Firenze. La polemica della Cgil sui contratti e la risposta di Palazzo Strozzi

Il 21 settembre inaugura “Marina Abramovic. The Cleaner”. Non tutto però sembra essere sotto controllo. La segreteria nazionale Slc Cgil ha infatti diffidato Palazzo Strozzi sull’inquadramento degli artisti reclutati

FIRENZE - Mancano pochi giorni all’inaugurazione dell’attesissima mostra “The cleaner”, della grande performer serba Marina Abramović (21 settembre 2018 - 20 gennaio 2019) a Palazzo Strozzi, eppure come riportato già la scorsa settimana  dal quotidiano “Linkiesta”, sembra regnare ancora il caos a causa delle condizioni contrattuali inadeguate dei 35 performerreclutati per lo spettacolo. 

A denunciare la situazione è intervenuta la segreteria nazionale Slc Cgil, che ha diffidato Palazzo Strozzi sull’inquadramento degli artisti per “Marina Abramovic. The Cleaner”. 

Si legge nella lettera datata 10 settembre, a firma di Emanuela Bizi, segretaria nazionale Slc Cgil, inviata alla Fondazione Palazzo Strozzi, al Ministro per i beni e le attività culturali Alberto Bonisoli e al sindaco di Firenze Dario Nardella: “Si obbligano  i professionisti che parteciperanno allo spettacolo  a sottoscrivere, oltre al contratto di lavoro, una liberatoria in cui si comunica la volontà di  partecipazione ad un workshop  non retribuito,  di produrre insolite certificazioni mediche che dovrebbero, secondo gli organizzatori, scaricare la fondazione da eventuali responsabilità riguardo infortuni e/o incidenti fisici legati all’attività lavorativa e si prospetta l’assunzione applicando il contratto del terziario in luogo del  contratto di settore, sottoscritto ad aprile e che prevede tutte le soluzioni idonee  e soprattutto legali per la contrattualizzazione dei professionisti necessari allo spettacolo.”

Slc pertanto - si legge ancora - diffida la Fondazione “dal pretendere dai lavoratori la firma della liberatoria prevista che obbliga sostanzialmente il professionista a chiedere di lavorare gratis (workshop); produrre una certificazione medica sulla sua idoneità fisica e mentale e la sua capacità di sostenere gli sforzi previsti sollevando il datore di lavoro dalle responsabilità di eventuali danni psico-fisico (violazione della normativa su salute e sicurezza); cedere a titolo gratuito le proprie immagini; dare una disponibilità di risposta alla chiamata senza che il contratto preveda la relativa indennità.”

Come scritto sull’articolo de "Linkiesta" gli artisti si sarebbero aspettati “che il totale netto mensile per ciascun performer impegnato raggiungesse i 1.000 euro, il minimo insomma per le professionalità richieste e per pagare l’affitto e vivere a Firenze. Mentre il forfait proposto per le giornate di prova risulta ben al di sotto dei minimi sindacali del contratto nazionale, che prevede il pagamento a giornata”. 

Insomma una situazione che si profila non propriamente idilliaca, almeno per ora. La Cgil intanto, in data 12 settembre, ha nuovamente inoltrato un appello alla Abramović e a Palazzo Strozzi. Nel testo di questa ulteriore lettera il sindacato sottolinea: “Affermare la dignità nel lavoro e nell’arte vuol dire non chiedere a nessuno, pur di avere una grande opportunità, di mortificare la propria professionalità e di rischiare di farsi male. E’ troppo facile chiedere ai lavoratori di essere gli unici responsabili di quello che gli succede, sia che vadano a lavorare in fabbrica sia che si esibiscano in una performance.” Continua ancora la sigla sindacale: “La Cgil non è contro Marina Abramovic, anzi sostiene tutte le espressioni artistiche perché è convinta che l’arte abbia il grande potere di restituire valore alla vita, un potente antidoto contro le barbarie. Chi ama l’arte e ha il privilegio di lavorare in istituzioni che la promuovono ha il dovere di riconoscere il valore e la dignità degli artisti lavoratori.”

Dal canto suo la Fondazione Palazzo Strozzi, nella figura del suo direttore Arturo Galansino, ha replicato di voler prendere in seria considerazione la lettera della Cgil”. Tuttavia la Fondazione ribadisce la propria posizione, sostenendo di aver rispettato le regole e, per quel che concerne il  contratto stipulato, asserendo che questo “è in linea con quelli delle istituzioni che hanno svolto in precedenza attività simili e migliorativo rispetto ai minimi contrattuali applicati dalla Fondazione”. 

Articoli Correlati

Lascia un commento