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Il futuro secondo Björk. Report del concerto a Roma

Nel corso della sua lunga carriera, Björk ha sempre incarnato il futuro: la sua musica e ciò che le gira attorno, dai video ai costumi di scena, hanno sempre voluto osare, immaginare suoni e visioni nuovi. La cantante conferma questo suo “futurismo” nell’ultima tournée, lo Utopia Tour, che lo scorso 30 luglio è approdato a Roma, alle Terme di Caracalla, nell’ambito del Just Music Festival: Björk canta “le magnifiche sorti, e progressive” di un avvenire in cui tecnologia e natura si armonizzeranno in un perfetto equilibrio, mettendo l’essere umano nelle migliori condizioni di esprimere se stesso.

FLAUTI ED ELETTRONICA

Il contesto in cui inquadrare la storia raccontata nel corso di un’oretta (sic) di spettacolo è fornito dal video introduttivo, in cui scorrono frasi che chiariscono come la rigenerazione dell’umanità, reduce da un evento catastrofico, passerà attraverso la presa di coscienza del suo rapporto di totale simbiosi con la natura; a guidare gli essere umani nel loro percorso di rinnovamento sarà, come in tanti racconti mitologici, il suono di un flauto. E i flauti, ben sette (sei nella serata romana, per l’indisposizione di una delle musiciste), hanno un ruolo centrale nello show, suonati dalle flautiste dell’ensemble VIIbra, che con grande presenza scenica si esibiscono in danze e tableaux vivants.
Il flauto, dunque, voce della natura, e i suoni elettronici che incarnano la modernità, riproducono e disciplinano il caos della metropoli: l’accoppiata sintetizza alla perfezione l’utopia cantata da Björk. In cui non sembra esserci posto per la storia: e infatti le stesse, imponenti rovine di Caracalla, seminascoste dietro al palco e calate nell’oscurità, è come se non ci fossero.

Just Music Festival, Björk a Roma, photo Santiago Felipe
Just Music Festival, Björk a Roma, photo Santiago Felipe

LA NATURA INCLEMENTE (MA NON NEI VIDEO)

La natura celebrata nel concerto non è stata invero clemente in questa occasione: un primo tentativo di tenere lo spettacolo, il 13 giugno, è stato annullato per la pioggia scrosciante e i lampi; la sera del 30 luglio il concerto si è tenuto, ma in un’afa spietata, che deve aver messo a dura prova la cantante, fasciata nel suo pesante abito di scena.
La natura è la protagonista della scenografia, con fiori giganti e file di piante allestite su una pedana girevole (avete presente Tropicantesimo, al Fanfulla?). Sul grande schermo alle spalle del palco scorrono senza sosta video di raffinata fattura, che per lo più hanno per soggetto animali e piante: bizzarri uccelli (di cui si avverte la presenza già prima del concerto, con i loro versi diffusi dagli altoparlanti) e fiori (molto belli il video di apertura, con fiori che sbocciano, o meglio esplodono, a ritmo di musica, e il suo pendant verso il finale, in cui corolle di rose e di altre specie appassiscono rapidamente).
Di fronte ai video ballonzola Björk, con la sua insistita pronuncia “all’italiana” della erre (che fa pensare al francese di Dalida) e un abito luccicante di lustrini. Sul viso, naturalmente, una maschera. Da cui la voce fuoriesce come sempre inimitabile e sicura: una perfezione esecutiva che accomuna la prestazione di tutti i protagonisti della serata, dalle flautiste all’addetto all’elettronica.

UTOPIA E REALTÀ

Non si balla: ai tempi in cui Björk ha fatto agitare le natiche di mezzo mondo rimandano soltanto due delle poche concessioni nostalgiche della scaletta, Human Behaviour e Isobel. Non si balla, ma si sogna, rapiti dalle evocazioni dell’artista, estratte in larga parte dall’ultimo album Utopia.
Il sogno finisce troppo presto, e il ritorno a una realtà appiccicaticcia è duro: ma resta il godimento di aver incontrato un’artista vera, con un percorso artistico coerente e pure mai uguale a se stessa, pronta ad incantarci nuovamente con poetiche visioni dal futuro.

– Fabrizio Federici

www.justmusicfestival.it

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