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Giorgio Cutini, il chirurgo fotografo. Al PAN di Napoli

Narrazioni in bianco e nero che descrivono frammenti paesaggistici conosciuti e sconosciuti, luoghi intimi, privati e in altri casi pubblici: sono tutti brani fotografici che raccontano le percezioni reali e quelle immaginarie di Giorgio Cutini (Perugia, 1947). Gli scatti analogici di Cutini inquadrano la città, vera o presunta che sia, in modo sospeso, con uno scatto rubato e dalle tinte noir. In mostra, dopo i primi due lavori legati al mondo dell’arte – uno che descrive la sagoma sfuggente della baronessa Durini e l’altro che omaggia Burri –, nelle sale espositive si avvicendano le suggestioni silenti di matrice futurista dedicate alle città di Roma e Napoli. Ed è proprio nei lavori sulle città che emergono le sovrapposizioni trasparenti di persone e oggetti concreti, i forti contrasti delle ombre, la tensione nella luce, la composizione di paesaggi assolutamente in bilico tra soluzioni architettoniche e geografiche vere o fantastiche, e la fusione di prospettive aeree, marine e terrestri.
Nella forza evocativa della fotografia di Giorgio Cutini si legge un rimando vivido e inscindibile che, proprio come nel titolo della mostra Le città di Jo Kut, diviene quasi trasposizione visiva del romanzo di Calvino Le città invisibili.  

– Giuseppe Amedeo Arnesano

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