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Ecologia e arte concettuale. Nona Inescu a Pistoia

Un titolo poetico, concettuale, quasi da canzone psichedelica dei tardi Anni Sessanta: An animal that was once thought to be a plant that transformed into stone. E da quell’animale che Ovidio nelle sue Metamorfosi pensava fosse una pianta che si trasforma in pietra a contatto con l’aria, la giovane Nona Inescu (Bucarest, 1991) trae materia di riflessione sulla capacità di adattamento degli organismi animali e minerali, un adattamento che sembra potersi ripetere all’infinito. Una rigenerazione resa però sempre più ardua dall’incalzare dei cambiamenti climatici; attraverso un allestimento a metà fra il museo mineralogico, la Wunderkammer cinquecentesca e l’installazione contemporanea, l’artista crea momenti e suggerimenti d’interazione fra umanità e mondo minerale/vegetale, per ricordarci come l’equilibrio naturale leghi tutti gli esseri viventi a doppio filo, e la scomparsa di uno significhi la successiva scomparsa degli altri.

Niccolò Lucarelli

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